Società

Nel mondo e in Italia morti eclatanti e morti trasparenti

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Siamo da sempre circondati dalla morte, la vita di questi tempi è strumento solo per scandire una serie di episodi diversi che hanno però il denominatore comune di una morte con tanto di violenza a supporto. Non è questione di aree geografiche ma di una resa alla vita che sembra infastidire troppi di quelli su cui è approdata.

L’uso della violenza in campo tra guerre e repressioni

Negli USA, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) sta facendo fuori ipotetici terroristi in modo spedito per poi scoprire che erano persone per nulla dedite al crollo del sistema. L’ICE ha messo sotto ghiaccio la giustizia ed è passata alle vie di fatto prima di quelle di diritto.

In Iran hanno fatto fuori, stando alle ultime notizie, 30.000 inammissibili oppositori al regime. Ci si attarda nel distinguo tra autarchia e dittatura, roba per politologi, ma il risultato è pressoché simile.

La guerra in Ucraina racconta che l’obiettivo dei generali di Kiev è passare dagli attuali 35.000 ai 50.000 soldati russi uccisi al mese, sarebbe questo l’obiettivo per piegare Putin a più miti ragioni.

A Gaza l’umanità ha perso dignità ed anche gli animali da quelle parti si dicono sfortunati.

Battaglie domestiche, il gusto del nero horror

A casa nostra non ce la passiamo meglio. Ogni giorno c’è chi crepa accoltellato in qualche rissa o ammazzato dal compagno geloso perché si va tutti di fretta, la parola e i sentimenti richiedono un tempo troppo lungo per intendersi e per maturare effetti. Si fa assai prima ad ammazzarsi.

Si legge ora in cronaca di giornali che un ad un ragazzo vittima di un incidente d’auto, qualcuno invece di soccorrerlo gli ha rubato il portafogli lasciandolo moribondo fino alla morte. Il buon samaritano probabilmente, avesse provato a dare assistenza, ci avrebbe lasciato anche lui la pelle.

Morti senza colore e morti bianche

E’ di poche ore fa l’affondamento di un barcone con l’annegamento di 50 immigrati che si aggiungono ai 116 che hanno avuto la stessa sorte alla vigilia di Natale scorso.

All’elenco vanno aggiunti i 1450 morti sul lavoro nel 2025 di cui 111 a causa di “Karoshi”, un termine giapponese con cui familiarizzare che indica stress e superlavoro che provoca infarti, ictus e quant’altro ancora.

Questo è il quadro complessivo che fa rumore e con cui dovremmo imparare a coesistere, la morte è sempre in prima pagina e le altre notizie che seguono non le reggono il passo.

Ci sono altre morti né bianche né nere, potrebbero definirsi “trasparenti” che riempiono comunque le fosse dei cimiteri. Qui i numeri sono precisi solo parzialmente perché è assai difficile censire gli homeless che vagano per le nostre città. Nel 2025 ne sono andati al Creatore 414, con una età media di soli 46 anni. Per il 91% sono maschi e per buona parte li hanno trovati, di ogni sesso, per strada, in parchi o in aree pubbliche, qualcun altro in baracche di fortuna o annegati.

Sembra che in Italia ce ne siano circa 100.000 a chiedere l’elemosina agli angoli per le strade ma la cifra va presa con le molle e potrebbe essere assai superiore. Hanno il pregio di morire in silenzio per compensare tutto il fastidio che hanno dato quando chiedevano la carità. Se potessero, si leverebbero anche il nome e vorrebbero dissolvere il proprio cadavere così da non dare altro disturbo. E’ il miracolo in cui spererebbero. Probabilmente pregano solo di dimenticare se stessi, come non ci fossero mai stati.

Per una riscossa della vita

Sembra che per invertire la rotta di morte, sul piatto della bilancia si dovrebbe mettere un nuovo carico di vita, cominciare ad amarla e riapprezzarla ed a curarla.

Suggeriamo al Governo una massiccia campagna di comunicazione in tal senso e non solo per un mesetto. Qualcosa che martelli per anni. Potrebbe essere inutile, però…

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