Società

Lavoro in Italia: un invecchiamento strutturale che minaccia le PMI

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Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’età media dei dipendenti privati in Italia ha raggiunto i 42 anni, con un aumento di quattro anni dal 2008. Oggi, un lavoratore su tre ha superato i cinquant’anni, un dato che riflette non solo il declino demografico, ma anche le riforme previdenziali che hanno allungato la vita lavorativa. Geograficamente, il picco si tocca a Potenza (43,6 anni), mentre le province più “giovani” rimangono Aosta e Bolzano.

Questo invecchiamento rappresenta un rischio economico critico, specialmente per le piccole e micro imprese.

Il mancato ricambio generazionale blocca l’innovazione e causa la perdita del “capitale umano invisibile”: quelle competenze tacite e relazioni storiche che non compaiono nei bilanci ma garantiscono la competitività.

Settori come l’edilizia e l’autotrasporto soffrono maggiormente, poiché i giovani evitano i lavori manuali, preferendo le grandi imprese. Queste ultime sono percepite come più attrattive grazie a percorsi di carriera strutturati, welfare aziendale e maggiore stabilità. Senza interventi, la carenza di manodopera giovane e la difficoltà nel trasmettere il saper fare tecnico rischiano di indebolire definitivamente il tessuto produttivo italiano, aumentando nel contempo i costi legati a infortuni e assenteismo tra le maestranze più anziane.

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