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Recensione Sono solo parole

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Sono solo parole. Ma le usiamo tantissimo, anche a sproposito: storie e spiegazioni intorno a come parliamo e scriviamo

AAVV (Stefano Bartezzaghi, Marco Cassini, Chiara Galeazzi, Luca Misculin, Ludovica Lugli, Emanuele Menietti, Ilaria Padovan, Antonio Russo, Giulia Siviero, Luca Sofri)
Illustrazioni di Gianluca Cannizzo
A cura di Nicola Sofri
Linguistica
Iperborea Milano
2025 
Pag. 272 euro 21

Italia. Negli ultimi decenni. Non c’è niente che ci venga insegnato a scuola così a lungo quanto l’italiano e non c’è niente che esercitiamo quotidianamente con tanta intensità: possono dunque esserci molto utili storie e spiegazioni che riguardano il linguaggio, soprattutto con un approccio prudente e indulgente. Luca Sofri inizia il suo editoriale (“Tante cose”) da una citazione di Vasco Rossi per argomentare come non serva una rigidità eccessiva sulle regole. Piuttosto che correggere gli altri è meglio cominciare da noi stessi; l’obiettivo è la descrizione e non la prescrizione, raccontare gli usi delle parole e le loro ragioni senza voler imporre o ripetere presunte regole universali; ognuno cerca e trova le sue parole, il modo per usarle male è soprattutto conoscerle poco e non saperne sfruttare il senso (“anche se tante cose un senso non ce l’ha”). Così, è possibile riflettere sulla lingua delle intelligenze artificiali o su quella specifica nei e dei tribunali; sulle invenzioni letterarie della scrittura e del cinema; sul vituperato schwa e sul latino che usiamo (con i relativi equivoci); su parole ed espressioni come “movida”, “piuttosto che”, “cringe” e su certe altre che non si potrebbero dire; su come mai diciamo “pronto?” quando rispondiamo al telefono e sul momento in cui smettere di dire “buongiorno” e iniziare a dire “buonasera”. Del resto, sono solo parole (da cui il titolo).

L’ottima casa editrice Iperborea pubblica la collana “Cose spiegate bene”, realizzata da redattori e redattrici del quotidiano online Il Post, promosso e diretto dall’aprile 2010 da Luca Sofri (che appunto anche qui firma l’editoriale iniziale), una sorta di rivista di carta, ogni numero dedicato a un argomento, questo godibile stimolante volume agli affascinanti propositi e spropositi delle parole parlate e scritte (a cura di Nicola Sofri). Si tratta di una quarantina di brevi articoli e schede (alcune delle quali fuori dal sommario), predisposti da cinque autrici e autori (riconoscibili attraverso un simbolo peculiare), con ulteriori spunti di Luca Sofri e quattro contributi di scrittori o giornalisti esterni (Bartezzaghi sul “buggerare”, Chiara Galeazzi sul milanese, Cassini su parole che si leggono al contrario, Ilaria Padovan sull’antilingua dei consulenti), con illustrazioni e godibile lavoro redazionale grafico. Qualche spunto da alcuni titoli: si può pensare senza parole?; l’italiano che parliamo è sempre meno sessista; da cosa prendono nome i luoghi; perché in inglese grafia e pronuncia sono così irregolari; le culture in cui uomini e donne parlano due lingue diverse; il successo dell’espressione “nonluogo”; il problema di leggere Omero se non si sa il greco; come non si raccontano i femminicidi (ma qui le premesse messicane purtroppo mancano); diamoci pure del tu, ma…; “non stiamo insieme, è più una situationship”; ci sono più refusi di una volta nella ricerca scientifica. Piccola bibliografia finale “per approfondire”. 

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