
La fertilità del male
Amara Lakhous
Traduzione dall’arabo di Francesco Leggio
Giallo
Edizioni e/o Roma
Pag. 238 euro 19
2026 (orig. in Francia 2024)
Algeria, Orano (ovest) e capitale (centro est), comunque sul Mediterraneo occidentale (con ripari all’interno, anche desertico). 5 luglio 2018 e prima, durante l’incerta e infine definitiva indipendenza nei confronti della Francia (autunno 1958, estate 1962, estate 1965, primavera 1976, 1985, 1988, 1992, 1998, 2011, estate 2018). Il 5 luglio 1830 i francesi occuparono la città di Algeri, il primo luglio 1962 si svolse il referendum sull’indipendenza algerina, approvata con il 99,72 per cento dei voti. Verso le 7 di mattina della relativa festa del 2018 il colonnello Karim Soltani (da qualche mese oltre la 50ina), comandante dell’Unità antiterrorismo, viene svegliato dalla compagna Mariam “Mariouma” (inopportunamente, ha un necessitato ritmo sonno dalle quattro alle nove); si trovano nell’appartamento di lei (divorziata da cinque anni, seppur ancora spiata e perseguitata dal pericoloso ex marito) ma al telefono c’è proprio addirittura il “Capo” generale Belkasmi. Come accidente aveva fatto a sapere che lui era lì? Si veste in fretta, lo raggiunge e insieme arrivano alla splendida villa garçonnière di Orano del potente influente faccendiere Miloud Sabri, ex partigiano della guerra di liberazione, da poco trovato morto sul letto: nudo, mani e piedi legati, naso reciso di netto, taglio mortale da una giugulare all’altra. Occorre indagare bene, in fretta e riservatamente; Karim coinvolge subito i propri fidati collaboratori, ovvero il capitano Samir Zayan, alto e magro, di carnagione chiara e con inflessione cabila, ottimo conoscitore di lingue e tecnologie, circa 35enne, e la tenente Malika Derraji, bruna 31enne, capelli corti, seno florido e curve incantevoli, campionessa di karate. Dovranno ripercorrere insieme i tratti salienti delle vicende politico istituzionali algerine; incontrare mogli e figli, parenti e avvocati, terroristi e vittime, segretarie e traditori; scoprire soprannomi e dicerie, ricatti e affari; affrontare altri delitti.
Nuovo bel romanzo, noir storico e sociale, per lo scrittore di origini algerine Amara Lakhous (Algeri, 1970), diciotto anni in Italia (anche da interessante vivido scrittore) e poi già quasi dodici negli Stati Uniti (dal 2014 docente a Yale nel dipartimento di italiano). L’assassinato Miloud Sabriera è a tutti noto come “L’Upupa”, forse per la messaggera fra Salomone e regina di Saba citata nel Corano, forse per la furbizia e le efficaci manovre ricattatorie. Nel 1858 dello stesso “gruppo di fuoco” facevano anche parte Zahra “Dolores” Mesbah, bella studentessa del liceo femminile; Abbas “la Cicogna” Badi; Idris “Falco” Talbi. Si erano separati quando la polizia aveva arrestato il loro comandante diretto Yazid Mansouri, tradito da qualcuno di loro o a loro vicino, spirato sotto le torture e capace di resistere almeno due giorni senza rilevare il nascondiglio, mettendoli nelle condizioni di rendersi irreperibili. Miloud e Abbas avevano già abbandonato gli studi, negli anni successivi si erano ritrovati, Idris si era diplomato e indirizzato all’avvocatura, Zahra e Abbas si erano innamorati, ma poi lui era stato costretto a fuggire, lei alla fine aveva sposato Miloud. La narrazione prosegue alternando in terza persona al passato gli undici capitoli sulle vicende convulse delle diciassette ore del 5 luglio 2018 ai dieci capitoli sui percorsi di tutti e quattro i personaggi principali, Abbas dato a lungo per morto. Il titolo fa riferimento al male “fertile” (per sé stesso) praticato da Miloud (e non solo). L’originale è in arabo, l’autore lo ha scelto in modo meditato e stimolante per raccontare il paese in cui è nato e cresciuto, l’importanza e le contraddizioni dell’indipendenza della sua nazione, quartieri e abitudini, affari e corruzione, droghe e geopolitica. All’inizio elenca sia la ventina di personaggi della fiction, come in un giallo classico, che la reale cronologia storica dal 1830 a quel 2010-2011, quando la Primavera araba sfiorava appena l’Algeria. Karim sorseggia del buon vino algerino e ascolta Julio Iglesias, mentre attende Mariam al termine della festa per i trentadue anni di lei. Canzoni e musiche sono circostanziate (pure talora con qualche verso), per esempio: Ahmed Wahbi, Blaoui Houari, Amar Ezzahi, Cheb Hasni, Fayrouz.
