Politica

Cattolici in politica, uno spirito privo di piste d’atteraggio

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Se ne parla da tempo e se ne continuerà a parlare finché non si arriverà alla soluzione della questione, quindi probabilmente il tema sarà dibattuto per altri decenni. Non è chiaro che fine abbiano fatti “i cattolici” in politica dopo la scomparsa della Democrazia Cristiana che ne accoglieva la parte preponderante e ne interpretava e rappresentava la sensibilità di pensiero con un contributo decisivo per la crescita del nostro paese dagli anni del dopoguerra.

In un interessante incontro per la presentazione del libro “I popolari” scritto da Giorgio Merlo, Mons. Vincenzo Paglia ha detto la sua sgombrando subito il campo da un ragionamento troppo spesso cocciutamente insistito sulla rifondazione di un’area di “centro” del tutto assente nell’attuale scenario politico.

Secondo Paglia, è per questa assenza di testimonianza che trovano spazio i populismi di destra e di sinistra che segnano in realtà la cartina tornasole di una povertà di passione e capacità di visione e di sogno.

Così il tema non è una collocazione geografica dei cattolici un po’ più qua o in là dello schieramento delle forze politiche oggi presenti. E’ invece la necessità di recuperare un’ambizione e una visione che diede vita, ad esempio, alla nostra Carta Costituzionale e, rimandando la palla oltre confine, alla Carta delle Nazioni Unite in cui si deprecava il flagello della guerra.

Al tempo della sua nascita, malgrado le diversità di posizioni dei diversi partiti, predominava uno “spirito” di concertazione che produsse una Costituzione che nel mondo, ancora oggi, è additata a modello ed è questo spirito superiore che va recuperato non soltanto dai cattolici ma da tutte le altre culture politiche correnti.

Per Paglia, cattolici, umanisti e laici devono rigenerare un loro senso di responsabilità, guardando innanzi tutto all’Europa che con un nuovo “geist” e forte del ripescaggio della tradizione di queste tre correnti di pensiero, deve saper ricostituirsi dei fondamentali valori che possano consentire il disegno di una aggiornata quanto necessaria prospettiva di universalità. Per questo il prossimo 2 marzo sarà presentato un Manifesto per l’Europa che possa essere un punto di riferimento da cui ripartire.

Come sempre, Paglia ha fatto lucidamente centro sulla via da percorrere richiamando il dovere dei cattolici a fare la loro parte. Verrebbe da commentare che è proprio questa assoluta mancanza di “sturm un drung”, di impeto e passione, che ha fatto fallire, intanto, ogni tentativo di significativa autonoma presenza dei cattolici nell’agone politico, sempre abortito dalle smanie di leadership e a causa dei contrasti tra quelli che ne hanno mosso diverse volte l’iniziativa.

Lì dove lo spirito impera ed è effettivamente a far da guida, lo spazio per le ambizioni personali è ridotto fatalmente al lumicino.

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