recensioni libri

Recensione La vecchia

• Bookmarks: 1


La vecchia
Georges Simenon
Traduzione di Simona Mambrini
Romanzo
Adelphi Milano
2026 (orig. 1959, Le Vieille)
Pag. 167 euro 18

Parigi, zona dell’Hôtel de Ville e Île Saint-Louis, quarto arrondissement. Gennaio 1959, sotto la neve. Stanno demolendo una dopo l’altra le vecchie case del quartiere di Saint-Paul, un piano di risanamento previsto da tempo; i residenti hanno ricevuto un’ingiunzione di sfratto già da due anni, acqua luce gas sono stati tagliati da più di un anno. Il commissario di polizia Joseph Charon ha scoperto che l’anziana inquilina di un cadente palazzo di rue de Jouy che non vuole uscire dal proprio appartamento, nonostante tutto intorno gli edifici siano stati ormai abbandonati o evacuati, potrebbe essere la nonna della famosa 27enne Sophie Émel, detentrice di cinque o sei record mondiali di paracadutismo, pilota di jet e pilota nel circuito di Montlhéry, che abita in una via elegante sull’isoletta lì vicino. La va a trovare al quinto piano, la domestica Louise è indotta a riferirle e la ragazza accetta di accompagnarlo, quasi per curiosità. Attraversano il pont Marie e salgono al sesto piano della casa. Effettivamente Juliette Thérèse Marie_Joseph Minoré, nata il 12 settembre 1879, divorziata Viou e vedova Prédicant, è barricata e si è organizzata per resistere a uno stato d’assedio. La nipote fa breccia, parlano della madre (in villa sulla Costa Azzurra) e della sorella gemella (con due bambini, il marito capo di gabinetto al ministero delle Finanze), Juliette ribadisce che per lei non fa ormai più nessuna differenza buttarsi dalla finestra o farsi crollare il tetto sulla testa, resterà lì. Sophie le propone invece di trasferirsi da lei, avrà una piccola stanza, lei convive con l’amica Lélia (cantante di cabaret e night club, che ha salvato dai guai), potranno provarci. Inizia una complicata convivenza, entrambe turbate e rivali. Le altre e gli altri assistono, in vario modo.

Anche questo romanzo è bello (non Maigret, non giallo). Desolato e angosciante, sempre vivido, struggente per le nostre solitudini sociali. Di Simenon sappiamo quasi tutto (1903 – 1989, origine bretone, belga di nascita, francese d’adozione, non solo parigino d’elezione, oltre trecento romanzi, uno degli autori più letti al mondo) e la grande casa editrice milanese Adelphi sta ottimamente progressivamente garantendo la pubblicazione integrale dei suoi scritti. Il testo era inedito, fu scritto in Svizzera in una settimana (come quasi sempre) nel gennaio 1959: l’autore descrive in otto capitoli tesi una relazione fra donne diverse e progressivamente ostili, sagome sfuggenti che si studiano e affrontano. La narrazione è in terza varia al passato, sempre più concentrata sulla dura reciproca reattività, sulle conversazioni e i relativi retro pensieri, sui ricordi biografici e sul comune spirito indipendente, in un crescendo tendenzialmente aggressivo e violento, non lungo anni, solo nemmeno una decina di giorni. In copertina un interno nero con finestra socchiusa (sull’abisso?), dipinto nel 1907. Il titolo è dedicato alla quasi ottantenne Juliette, furba o disperata, crudele o dimessa che sia, capace comunque di condizionare le quattro donne in un reticolo psicologico e in parte claustrofobico di messaggi impliciti e reciproci sospetti, aspro e poco compassionevole. Il commissario non può che prenderne atto. Da parte sua, Sophie, alta e spigliata, raccatta spesso “cani malati”, donne, perché gli uomini li accoglie solo quando sente il bisogno, tira su il primo che passa e via; comunque beve come una spugna, whisky soprattutto, pur se a casa conserva casse di bottiglie di tutti i tipi, perlopiù vini rossi, indispensabili per le frequenti festicciole, talora dopo la frequentazione dei noti locali, rumorosa e alcolica. 

bookmark icon