Società

Giovani italiani: nuovi emigranti europei

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L’Italia rappresenta un’anomalia strutturale nel panorama europeo: nonostante un PIL da economia avanzata, offre ai giovani condizioni lavorative da periferia. Con una perdita netta di circa 34.700 giovani l’anno (fascia 20-39), il Paese subisce un’emorragia di capitale umano che si traduce in una perdita media di 1,66 miliardi di euro di PIL annui e circa 189 milioni di mancato gettito fiscale.

Il paradosso emerge dal confronto con il resto dell’UE: l’Italia ha il 22% di NEET, un tasso di occupazione dei neolaureati (58,9%) inferiore a quello di Polonia o Bulgaria e il primato europeo per part-time involontario. Mentre nazioni come il Portogallo o i paesi dell’Est sono diventati poli attrattivi, l’Italia continua a perdere risorse senza riuscire a innescare una “circolazione dei cervelli” bidirezionale.

Le conseguenze sono permanenti e cumulative: oltre al danno economico immediato, l’Eurispes lancia l’allarme demografico, stimando una popolazione “mancante” di oltre 1,1 milioni di persone entro il 2050 se il trend non muterà. Tale declino compromette la sostenibilità del welfare e la capacità innovativa del sistema.

“L’obiettivo realistico non è l’azzeramento dell’emigrazione – né desiderabile in un contesto europeo di libera circolazione – ma la costruzione di condizioni che riducano la perdita netta e permettano una partecipazione attiva alla “circolazione dei cervelli”. Ciò implica politiche di attrazione e retention combinate a politiche per rendere la circolazione produttiva”, dichiara il Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes.

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