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Recensione Le terme dell’Indirizzo


Le terme dell’Indirizzo 
Cristina Cassar Scalia
Giallo
Einaudi Torino
2026 
Pag. 235 euro 18

Catania. Domenica 20 agosto 2017. Una coppia di turisti sta cercando di raggiungere l’antico piccolo complesso termale di epoca romana imperiale (tanto loro decantato), adiacente a una grande scuola, vicino alla Pescheria, andando verso Castello Ursino. Arrivano appena fuori e s’accorgono che c’è del fumo, odore di carne bruciata, altri due turisti hanno appena chiamato i vigili del fuoco, che entrano e trovano un cadavere semicarbonizzato. La 40enne palermitana Giovanna Vanina Guarrasi, poliziotta vicequestore aggiunto a Catania, ha appena finito il lauto pranzo con Paolo Malfitano (fidanzato ritrovato e magistrato antimafia più famoso dell’intera Sicilia) e altri affetti cari, per festeggiare il compleanno del commissario in pensione Biagio Patané (84) sotto il pergolato della villetta presa per la convalescenza della moglie Angelina, proprio accanto al piccolo rustico indipendente affittato da Vanina alle pendici dell’Etna, in pieno centro del paese di Santo Stefano. Si riaccomodano a tavola per il caffè, chiama l’ispettore capo Carmelo Spanò, il morto è probabilmente un barbone non identificato, gli hanno sparato alla testa e poi gli hanno dato fuoco. Partono tutti, Paolo con la scorta. Il volto del morto non è ustionato, viveva negli ambienti dei senzatetto, chiamato ‘U dutturi perché capiva di malattie, aiutava chi poteva senza chiedere niente né dare confidenza. Nell’ultimo anno vi erano stati un paio di episodi di aggressione da parte di scagnozzi di un potente clan mafioso, ma la pista della criminalità organizzata non convince pienamente Vanina e Biagio, bisogna scavare nel passato. La vicequestore si butta a capofitto, un poco angustiata a distanza solo dalle notizie sulle indagini palermitane volte a trovare il latitante pluriomicida Salvatore Fratta detto Bazzuca e sul rapimento in Somalia un mese prima del compagno del proprio amico medico legale Adriano Calì.

La brava medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) continua a scrivere bei gialli, la notevole serie di Vanina va a gonfie vele. Dopo alcune buone uscite letterarie, iniziò la serie solo nel 2018; questo di metà 2026 è l’undicesimo, ancora ambientato in piena estate, sequel delle precedenti avventure, che si svolgono tutte a pochi mesi di distanza l’una dall’altra nel 2016 e nel 2017 (molto prima della pandemia); nel 2023 era uscito un prequel ambientato nel 2015. Questa volta l’omicidio è nel centro storico di Catania (da cui il titolo), anche se le radici sono antiche e forse non locali. La narrazione come di consueto è in terza al passato, fissa (quasi) su Vanina, sedici capitoli cronologici sui giorni della complessa indagine con la squadra al completo, Patanè ormai sempre più coinvolto e capace di aggiungere osservazioni acute, pur se sarà la capa a intuire e scoprire di più in zona Palermo, dove vivono a Scopello la madre Marianna (risposatasi dopo essere restata tragicamente vedova) e il caro Federico, padre della 23enne sorella, oltre che Paolo a Castelbuono, se non è in ferie. Vanina gira immancabilmente con la pistola in fondina sotto il sole cocente, preserva nei cassetti fondente (al settanta per cento), fuma Gauloises come una turca, ama vecchi film, ingozza dolci e altre specialità. Quelli che coi quali abbiamo imparato a empatizzare, colleghi parenti magistrati amici amiche, ci sono tutti, più o meno angustiati o sereni: come ben sanno gli editori (almeno dai tempi di Holmes e Conan Doyle), ogni nuova avventura di personaggi seriali è per il lettore una sorta di ritorno in famiglia. Quando affronta i continui lavori ostruenti sui molti raccordi e le varie poche autostrade siciliane, per l’effetto benefico Vanina ascolta l’ultimo concerto per violino inviatole dal maestro Escher, forse Bach. 

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