
Rosso Panarea
Francesco Musolino
Noir
Edizioni e/o
2026
Pag. 239 euro 19
Panarea, Lipari ed Eolie, prevalentemente. Settembre 2025. Sabato sbarca sulla più piccola isola dell’arcipelago (la più antica geologicamente) una famosa bellissima modella diciannovenne fiorentina, Alice Conti in arte Amodie, capelli biondi e occhi verdi, viso acqua e sapone, un metro e sessantotto per cinquantacinque chili; una minicar elettrica la conduce all’albergo a cinque stelle La Plage. A bordo dello stesso aliscafo scende per ultimo un ragazzo abbastanza “invisibile” che ha lì trovato lavoro stagionale e frequenta forum incel sul deep-fake, va al B&B che ha prenotato. Amodie deve partecipare come protagonista alla Sfilata sotto le stelle, l’evento benefico serale e notturno al Pelagia Club. Conquista tutti: abito rosso e sguardo fiero. Prima di lasciare il party si dà appuntamento per la colazione della domenica con una nota influencer che poche settimane prima aveva subito un’aggressione misogina, la gender fluid 25enne Fatimah Boufal, capelli nerissimi e figura androgina, incarnato scuro e occhi all’orientale. Il concierge avvisa Fatimah che la modella non è tornata, non risponde alle telefonate del suo manager, più tardi che ha bucato pure l’appuntamento con il driver che doveva portarla al molo per imbarcarsi alle 13. Fatimah chiama l’amico ispettore 33enne Giorgio Garbo a Lipari, ma possono fare poco. Il lunedì mattina presto Amodie viene ritrovata morta sulla spiaggia. Il bel Garbo mette piede a Panarea per la prima volta in vita sua, ‘U milanesi, biondo e baffuto, occhi cerulei tendenti all’azzurro e sguardo triste, che amerebbe metropoli e palazzi, montagna e sci. Scopre che la vice Milena Russo è già all’opera. Poi arrivano anche il pubblico ministero palermitano Barbera e l’anatomopatologo messinese Raffa. La coltellata mortale è arrivata da un mancino. Eppure da quelle parti in genere non accade mai nulla di giallo o noir, ribadisce il sessantenne commissario Rino Laganà! Così, la notizia finisce sui giornali nazionali. Madre e figlia della vittima riconoscono il corpo. Ben presto si capisce che c’è lì in giro un mitomane assassino che può colpire ancora.
Il giornalista culturale e scrittore Francesco Musolino (Messina, 1981) prosegue la recente bella carriera di romanziere, qui la seconda avventura della serie dedicata a Garbo e alle Eolie (da cui anche il titolo), protagonista il nordico milanese golden boy della polizia, forzatamente trasferito al caldo del sud insulare. Giorgio non era mai stato in Sicilia, prende nemmeno duemila euro al mese, veste comunque elegante; è poco tecnologico e appunta tutto (nomi e luoghi) sulla Moleskine, tifa Milan, fuma di continuo i sigari (Toscanello); addestra un fisico asciutto, porta i capelli pettinati all’indietro e curati baffetti; da un anno una cicatrice sulla coscia destra lo fa leggermente zoppicare quando s’affatica, ha lasciato la Guzzi V7 classic in Lombardia; talora s’ubriaca da solo con la vodka liscia, soffre per una recente brutta storia familiare ormai alle spalle dopo un’infanzia abbastanza felice e benestante (poi padre interista ludopatico ricoverato che lo chiama spesso, madre in giro, fratello tossicodipendente). Gli ritroviamo accanto molti dei pensati personaggi che avevamo già incontrato a Lipari. Il tema è l’ideologia incel (involuntary celibate, celibe involontario), che consente forse ad alcuni maschi “invisibili” di dare senso ai propri disturbi legittimando la violenza come necessaria, da praticare o almeno da evocare o incitare. La narrazione è in terza varia al passato, prevalentemente su Garbo; riguarda circa una settimana di complicate indagini con un ulteriore sequestro (trenta capitoli con una breve frase in esergo per ciascuno); due schizzi iniziali di mappe delineano l’arcipelago a nord est della Sicilia e l’isola più piccola con a fianco scogli e isolette sotto Stromboli. Giorgio ama molto Gaber, Paolo Conte, Mina e, ovviamente, Jannacci.
