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Recensione Delitto in cornice

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Delitto in cornice. Un caso per Manrico Spinori 
Giancarlo De Cataldo
Giallo
Einaudi Torino
2026 
Pag. 232 euro 18

Roma. Ottobre. Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Rick Contino Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda è stato appena nominato responsabile della divisione Omicidi della Procura di Roma. Ora è sulla soglia di un capannone con la collaboratrice poliziotta coatta “destrorsa” romanaccia Deborah Cianchetti, metro e ottanta di muscolatura e avvenenza (pur se meno tinteggiata del capo). Dentro sta lavorando la Scientifica, c’è il cadavere di una donna, sul corpo vari processi di scarificazione (ci si procura cicatrici e poi le si tratta per determinare rilievi sulla cute a proprio gusto e forma). Si tratta dell’avvenente artista Serena Renne, quarantenne originaria del Gargano: sotto il nome di Verena Rex aveva guadagnato una certa fama come esponente di punta di un movimento provocatorio che s’ispirava alla Body Art classica degli anni Ottanta e Novanta, morta con un taglio alla giugulare nel casolare adiacente alla villa su due livelli a pochi chilometri da Roma, via Braccianese Claudia. Computer e cellulare sono spariti, ma probabilmente qualcuno stava riprendendo. Vi sono, però, video sul web delle sue performance: salamandre, corno, penna di gabbiano impiantate nel corpo ed esibite in pubblica visione sociale. Toccherà indagare sul mondo dell’arte contemporanea romano, soggetti celebri e imprevedibili, vanesi eccentrici capricciosi tatuatori e mercanti, creativi e miserabili. Il pubblico ministero non riesce subito a capirci qualcosa, vi sono trasmissioni televisive che offrono notizie e piste con clamore mediatico, dalla morte qualcuno ci guadagna. Stefania Baldini, bella e furba dirigente dell’Aisi (il servizio segreto interno) che Manrico sta frequentando, è in trasferta in Giappone; incontra altre donne affascinanti; coordina una squadra di tutte donne con grandi acute diversificate capacità; vita interessante per gli uomini… finché l’opera lirica torna a dare qualche spunto su chi e perché abbia ucciso.

Il bravo ex magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) non è un melomane di gioventù, da ormai un ventennio ha riscoperto l’impatto emozionante dell’opera lirica, il che ha dato nuove priorità alla vita sociale, alla produzione musical-spettacolare e anche, per l’ennesima volta con successo, all’identità letteraria. Siamo già alla settima avventura della nuova gustosa serie di gialli, tutti casi romani clamorosi di un periodo precedente alla pandemia ma intrecciato con l’attualità criminale. Il bel signorile cinquantenne melomane è un gran personaggio ereditario (“cinque secoli di mattoidi, debosciati e alti prelati”), perfetto per mescolare l’esperienza professionale e la passione musicale di De Cataldo con due differenti generi narrativi: giallo all’inglese e irrituale ironia da sacrestia. Si comincia con un cadavere, come da copione, qui una vicenda complessa da collocare artisticamente. Seguono tutti i riti dell’investigazione, sia letterari che istituzionali. Le documentate ambientazioni e dinamiche del mercato delle opere d’arte (da cui il titolo e la copertina) orientano tutta l’avventura. Manrico organizza pure una trasferta a Firenze, sia per la pomeridiana del Macbeth al teatro del Maggio Musicale, sia per una visita all’anziano Archibald Mirelli-Celsi, illustre critico d’arte, dalla cui terrazza si godeva una vista mozzafiato sul Ponte Vecchio by night, lì è presente pure l’intrigante nipote dell’amico, Fiammetta Bardi-Finzi. La narrazione è come al solito in terza fissa al passato, quasi sempre su Manrico, e, più raramente, su azioni e pensieri delle sue collaboratrici. Lui va alle prime, cita opere, ascolta musica antica; raccoglie informazioni sugli specifici riferimenti culturali del caso, è caparbio e fedele al lavoro; ha un figlio musicista, i due molto simili nella caducità dell’amore; convivono a via Giulia con la madre (e nonna), anticamente splendida spendacciona ludopatica, e con il relativo maggiordomo (padre scomparso in un incidente stradale quando lui aveva nove anni). Tante opere liriche e musiche classiche. Un buon calice di Lupicaia con Archibald e Fiammetta, più spesso Barbaresco altrove e con altri.

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