
La maionese impazzita
La vita, per chi non è più giovanissimo, indica che affezionarsi a qualcosa o a qualcuno, non è mai utile o positivo, anche se costituisce un po’ il motivo per il quale ci si dà da fare, si agisce, si costruisce, si immagina, si progetta. Quindi sperare che, per una volta, il nostro paese potesse vivere una stagione eccezionale certo – ma con la chiarezza di intenti e l’impegno di tutti diretto in modo non equivoco ad un risultato- è stato a dir poco fallace. Più ci si avviava sulla strada affinché quel meccanismo cominciasse a produrre gli effetti positivi, più la temperatura dei partiti e dei movimenti è salita e non solo per le intemperanze meteorologiche.
Ora, nel dopo crisi lampo, dimissioni lampo e la fissazione lampo della data del voto, un chiaro monito questo ultimo dato a fare sul serio, se possibile, eccoci senza intermezzi in quella che definire una maionese impazzita è un eufemismo.
C’era bisogno della crisi, c’era bisogno delle intemperanze e delle improntitudini di qualcuno? C’era bisogno che tutti o quasi tutti si gettassero a capofitto nel varco che si è aperto, creando una confusione sia fattuale che esistenziale?
Certamente no e nel modo più assoluto. Ma così è …. se vi pare! Ed è iniziato subito l’immarcescibile e fin troppo consueto balletto come sulla tolda del Titanic. Tutti si richiamano al senso di responsabilità e, al tempo stesso, assumono comportamenti quanto meno poco responsabili. All’intelligenza degli avvenimenti – ricordata da Aldo Moro – si sta sostituendo una melma confusa, dai connotati irriconoscibili, dove ognuno cerca di ridisegnare i caratteri distintivi. Esercizio che trova difficoltà sia per chi questi connotati un tempo li ha anche avuti e chi invece non li ha mai potuti annoverare!
E’ evidente che l’orologio del tempo non può essere riportato indietro e questo per la semplice regola che il tempo ha, in sostanza, soltanto una direzione e che se qualcuno pensa il contrario rischia le traveggole o il torcicollo.
Quindi appare evidente la confusione, il caos dei leader e leaderini che, nel breve tratto concesso, devono trovare i motivi per i quali essere votati da un popolo, quello italiano, la cui pazienza è biblica come quella di Giobbe, nel provare e riprovare a trovare qualcuno che risponda alle esigenze di un paese stanco, provato ma, nonostante tutto, sempre pieno di risorse umane e di idee.
“Trovare un senso a quello che senso non ha” come recita il testo di una famosa canzone è un’opera titanica. Un dato certo è che la crisi della politica e dei suoi attori è arrivata ad un punto di non ritorno. Dunque appaiono stantie, abusate e poco produttive analisi e indicazioni come quelle che vengono da coloro che, da decenni, in un modo o nell’altro sono stati sul proscenio e in ogni tipo di collocazione.
Mai come oggi si ha la sensazione che lo scenario politico nazionale sia desueto e incapace di rinnovarsi persino in quelle componenti che da sempre si sono poste od opposte a qualsiasi cosa. Il vecchio per così dire alberga anche in quelli che vorrebbero ad onta della verità apparire innovatori.
Vecchio è il modo nel quale ad esempio il Pd cerca di trovare nuova linfa rifacendosi come sempre ai diktat, agli ostrakon, alla delimitazione del cosiddetto spazio democratico. In questo modo si è alienato parti importanti della stessa sinistra e ha dissipato negli anni immense praterie elettorali, non riuscendo a capire in che modo il suo mondo volesse essere rappresentato. Stesso difetto delle galassie alla sua sinistra, sempre ininfluenti, ma sempre presenti, abituate soltanto a dare sferzanti giudizi sui nemici e non a proporre seriamente, conoscendo cioè il paese, soluzioni adeguate ai problemi . Di questa area informe, il Pd non è stato capace né di assorbirla, né di annullarla. Il risultato è un recinto asfittico nel quale non entra e non esce nulla. Il sintomo più evidente di questa deriva è stata la teoria del campo largo con i cinquestelle. Il disegno è naufragato sull’inconsistenza dei pentastellati; ma è stato un errore, un colpo di sole e una perdita di tempo immaginare che i grillini fossero, per definizione, di sinistra e orientare in questo senso l’azione politica. Il risultato è davanti agli occhi di tutti.
Dei cinquestelle, ormai ridotti ad espressione geografica a macchia di leopardo, abbiamo più volte detto e nulla è accaduto in queste settimane che modificasse il senso di vuoto pneumatico gabellato per grande vivacità politica.
Ma la maionese impazzita, se possibile, sta dando il meglio di sé nel centro destra: quello che nel paese sarebbe maggioranza ma che passa il tempo a discettare chi dovrà fare il premier ancora prima di stabilire bene le regole di ingaggio tra i contendenti e le regole da applicare nella veloce campagna elettorale di fine agosto e inizio settembre. Qui, se a sinistra è buio, qui è luce accecante e quindi anche qui è incapacità di vedere la realtà. Intanto la Lega soffre, Forza Italia perde pezzi importanti per non sapersi più rinnovare e Fratelli d’Italia che pur veleggia in alto nei sondaggi non riesce a chiarire esattamente dove dirigersi e dove andare a parare!
Poi, nella maionese impazzita, vi è il caso del centro. Il centro che non c’è ma nel quale si agitano a decine e decine tutti quanti, convinti di rappresentare la novità elettorale, ma incapaci di superare steccati e protagonismi, trovando una quadra.
Per gli italiani si prospetta una torrida stagione dove tra una bevanda e una cena dovranno immaginare cosa segnare nella cabina elettorale il 25 settembre! Intanto buona estate!
