Cronaca

Una volta c’erano le farmacie con i medicinali

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Costi e approvvigionamento mettono in crisi il settore medicinale

Nel 1957, in una Italia che a passi da gigante si avvicinava al famoso boom economico, Renato Carosone, con il testo di Nisa, lanciò una canzoncina che ebbe un grandissimo successo: “Pigliate na’ pastiglia”. 

Il testo era semplice, davanti a qualsiasi problema di salute come per un amore finito, ad esempio, il consiglio era di prendere una pastiglia e tutto sarebbe passato. 

Cosa ci poteva essere di più semplice che andare in farmacia e comprare un prodotto per ogni nostra esigenza di salute?

Questo, purtroppo, capitava una volta. Oggi la situazione è differente. Infatti, non è detto che andando in farmacia troviamo il medicinale segnato sulla ricetta, molti di questi oggi non sono più in commercio oppure non sono disponibili dalle case distributrici come vorremmo.

Insomma, non lo avremmo mai detto, ma ormai molte medicine diventano introvabili anche per malattie gravi e ciò che preoccupa maggiormente sono quelle ad uso pediatrico. 

Così, davanti ad un cliente perplesso, per non dire sgomento, il farmacista può solo allargare le braccia e dire come una specie di disco rotto:” Non ce l’ho e dai distributori non lo trovo, provi a ripassare”; oppure, “Per qualche tempo non arriverà, prenda un prodotto che ha la stessa efficacia”. 

Frasi impensabili solo pochi anni fa, ma che oggi sono realtà.

Ma perché questa situazione proprio con la salute con la quale certo non si può scherzare.

I motivi, come dicono gli esperti, in questo caso sono molteplici, ma certo due elementi hanno giocato molto su questo disservizio: il primo è certamente il costo delle materie prime, poi il Covid che ha fatto aumentare in maniera esponenziale la richiesta di alcuni prodotti, problemi nel settore distributivo e logistico.  

Oggi le consegne invece che essere settimanali si verificano a volte oltre 3 settimane dalla richiesta. Questo produce l’esaurimento delle scorte dai distributori intermedi e di fatto la carenza nelle farmacie. 

La carenza di farmaci sta aumentando in maniera esponenziale, tra giugno 2021 e oggi, siamo passati da 2.500 a quasi 3.000 prodotti mancanti, pertanto bisogna utilizzare dei sostituti, gli ormai famosi generici, che hanno un dosaggio o forma diversa come bustina o compressa o ancora un’altra molecola, ma con gli stessi effetti per la cura. 

Il problema è spesso la mancanza dei cosiddetti salvavita come antipertensivi, diuretici, neurolettici, antidepressivi e perfino antiepilettici. 

Una situazione che accomuna il Nord come il Sud del Paese. Intanto si alza il grido di aiuto da parte dei produttori. 

Enrique Hausermann, presidente dell’associazione delle aziende di generici Egualia: «Abbiamo avvertito l’Aifa ad aprile. Il problema sono gli aumenti a doppia cifra dei costi di materiali di confezionamento, cioè carta, vetro, plastica e alluminio, oltre che la scarsità di principi attivi. Tra l’altro abbiamo proposto un adeguamento dei prezzi dei farmaci sotto i 5 euro almeno al tasso di inflazione per ridurre in parte alcune difficoltà delle aziende ma l’Aifa non ha approfondito».

Detto questo, la situazione tende ad aggravarsi e non a risolversi da sola, visti i problemi assai stringenti che stiamo vivendo. 

Una cosa è certa, occorre una nuova e concreta politica sanitaria che eviti certamente gli sprechi, ma che dia certezze di cura ai malati. 

È una sfida tra le tante che aspetta soluzioni dal nuovo governo, purtroppo da ciò che leggiamo dai vari interventi delle associazioni dei farmaci la strada non è in salita, ma è una vera scalata sulle montagne russe della sanità italiana (senza alcuna allusione. Ndr).

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