Ambiente

Clima: una buona notizia il buco dell’ozono si sta richiudendo

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Dopo trent’anni di impegno, finalmente si raccolgono i frutti

All’inizio degli anni ’80, venne lanciato dagli scienziati di tutto il mondo il pericolo imminente di un disastro ambientale con gravi ripercussioni per la salute per l’umanità in genere. La causa era individuata in un vero e proprio ‘buco’, usando una espressione popolare e non certo scientifica, nello strato dell’ozono che stava riducendo lo spessore dell’atmosfera terrestre che ci protegge dai raggi ultravioletti del sole con il pericolo, tra l’altro, di tumori della pelle. 

Una situazione grave che coinvolgeva tutti Paesi della Terra, sia ricchi che poveri, con il rischio per la sopravvivenza dell’intero genere umano. 

Come tutte le cose nuove, il buco dell’ozono fu un fulmine a ciel sereno per la maggior parte delle persone che non conoscevano assolutamente di cosa si stava parlando e così abbiamo assistito a forme di vera paranoia con chi non usciva più di casa per paura dei raggi ultra violetti, oppure, se usciva, fosse stata anche in piena estate, si imbacuccava a protezione dei famigerati raggi, ma la cosa più divertente, per non dire anche sconfortante, erano coloro che affermavano di vedere niente meno il famigerato buco alzando gli occhi al cielo – cosa ovviamente impossibile – che, con una certa sicumera, indicavano addirittura dove erano eventuali gli strappi nell’atmosfera. 

Fuori da queste ingenuità, il problema rimaneva però assai grave. 

La riduzione dello strato di ozono nell’atmosfera avrebbe causato, come accennato, problemi drammatici per il pianeta e, soprattutto, non c’era più tempo da perdere, bisognava fare qualcosa e subito. 

La causa di tutto questo risiedeva, come già denunciato dagli scienziati anni prima, dallo smodato impiego di gas serra, come i CFC, dei composti chimici formati da cloro, fluoro e carbonio, indicati con la sigla CFC. Essi corrispondono agli idrocarburi nei quali tutti o parte degli atomi d’idrogeno sono stati sostituiti da atomi di cloro e fluoro utilizzati come solventi o refrigeranti nella quasi totalità dell’industria, divenendo in breve, i principali responsabili nella riduzione dell’ozono. 

Con il pericolo che incombeva su tutte le nazioni fu ben presto trovato un accordo internazionale con il protocollo di Montreal del 1989 per eliminare in tempi brevi le emissioni di questi gas e oggi, dopo trentaquattro anni da quegli accordi, possiamo affermare che la battaglia per “ricucire” il buco dell’ozono è vinta quasi del tutto.  

Lo afferma l’Onu, che precisa che la perdita dello strato di ozono è in via di soluzione e che il problema sarà risolto entro il 2040 nella quasi totalità fino alla sua completa ricostituzione entro il 2045 anche sull’Artico per arrivare, entro il 2066, sull’Antartide, il territorio più colpito da questo fenomeno atmosferico. 

Insomma, abbiamo chiuso, speriamo per sempre, il famigerato ‘buco’.

L’azione sull’ozono costituisce un precedente per l’azione per il clima“, ha affermato Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, presentando il rapporto, stilato ogni quattro anni, sui progressi di questa battaglia: “Il nostro successo nell’eliminare gradualmente le sostanze chimiche che consumano ozono ci mostra cosa si può e si deve fare con urgenza per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l’aumento della temperatura“. 

Purtroppo, non sempre questa battaglia ha avuto le stesse risposte. 

Ad esempio, la Cina, solo cinque anni fa, nel 2018, aveva addirittura aumentato la produzione di questi gas come rilevato dai satelliti, mettendo a rischio tutto il duro lavoro fatto per evitare la catastrofe. 

Una volta però individuato il problema anche le autorità di Pechino fortunatamente si sono impegnate nel risolvere il problema e così è stato. 

Nonostante le buone notizie, ci sono ancora dei problemi per il prossimo per il futuro, perchè il rimpiazzo dei CFC con altri prodotti chimici industriali, ad esempio gli idro fluorocarburi (HFC), è assai problematico essendo comunque gas serra impiegati principalmente come refrigeranti e agenti propulsori negli spray che, bisogna dirlo chiaramente, pur non essendo pericolosi per lo strato di ozono, costituiscono pur tuttavia un potente gas serra: si calcola, che abbiano un impatto 14.000 volte più forte dell’anidride carbonica (CO2), mentre, se si attuerà la loro riduzione, saranno diminuite a circa 70 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 di emissioni da oggi al 2050. 

La loro eliminazione comporterà una riduzione dell’aumento della temperatura di 0,5 gradi Celsius entro la fine del secolo, per questo è stato necessario un ulteriore accordo internazionale, raggiunto a Kigali, in Ruanda, nel 2017, definito “storico” perchè approvato da tutti i 197 Paesi che avevano già sottoscritto il Protocollo di Montreal e che hanno finalmente approvato l’emendamento per la progressiva eliminazione anche degli idro fluorocarburi (HFC). 

Questo accordo e, soprattutto, la soluzione trovata, lascia ben sperare che se tutti si impegnano seriamente a rispettare la vita del nostro pianeta si potrebbe risolvere il problema climatico che comincia a coinvolgerci tutti con risvolti che ancora non sappiamo valutare bene nella loro immediata gravità.

Insomma, le risposte ci sono dipendo solo da noi avere la buona volontà di risolvere il problema tutti insieme perché, come si dice tante volte: “un altro pianeta dove andare non c’è” e, dunque, cerchiamo di tenere pulito quello che abbiamo, ne guadagneremo tutti.

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