Territorio

I Piccoli Comuni e l’aspetto energetico 

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Il problema del ripopolamento dei piccoli Comuni italiani, e in particolare di quelli con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, è stato già affrontato nell’ultimo numero e in quelli a venire sarà oggetto di una serie di approfondimenti.

I c.d. Piccoli Comuni in Italia sono ben 5.500, alias, il 69 per cento dei Comuni del nostro Paese, sono dislocati capillarmente lungo tutto il territorio nazionale, dispongono di un patrimonio identitario di tradizioni e beni unico al mondo, ma che oggi, a causa del graduale abbandono provocato dalla assoluta mancanza di servizi, hanno una popolazione di poco superiore a 10 milioni di residenti.

Una tendenza che si può invertire solo attraverso la loro riqualificazione e rivalutazione che offra agli abitanti una migliore qualità della vita. Partendo ovviamente dai servizi essenziali con interventi in campo energetico, agricolo, abitativo, infrastrutturale, dei trasporti, oltre che ovviamente sanitario, scolastico, culturale, sociale, ecc.

Di grande attualità, il fattore energetico, alla luce, non tanto delle scelte europee in tema di GREEN DEAL, già approvate dal Parlamento europeo, e, delle relative, scadenze temporali che vorrebbe imporre, e, dal documento finale licenziato dalla COP28, conclusasi – almeno a parole – positivamente a Dubai il 13 dicembre u.s., quanto dalle difficoltà concrete e reali vissute al riguardo dalla popolazione locale.

L’enfasi posta dal documento finale di Dubai sulla triplicazione delle rinnovabili entro il 2030 obbliga i vari Governi a differenziare le proprie fonti energetiche evidenziando un sempre maggiore spazio da dare a tale tipo di fonti. 

Già due anni fa il GREEN DEAL, sin dal momento della sua formulazione, aveva anticipato tale tendenza, promessa già dalla COP21 di Parigi del 2015, ed oggi più che confermata dall’atto finale condiviso a Dubai. Malgrado la crisi energetica scatenata dalle guerre in Ucraina e a Gaza avesse maggiormente aggravato la situazione emergenziale del 2022 e costretto i vari governi europei ad adottare misure di emergenza per sopperire al fabbisogno energetico improvvisamente privo delle forniture provenienti dalla Russia.

Con tali premesse il tema delle energie rinnovabili, qualunque tipo siano – fotovoltaico, eolico, geotermico, idrogeno, bioenergetico, o altro – torna ad essere di grande attualità, e, in questo contesto il ruolo dei Piccoli Comuni, assume importanza strategica, non solo per loro, ma anche per il Paese.

L’importante e individuare urgenti soluzioni e facilmente realizzabili a numerosi problemi collegati, alcuni tipici dell’organizzazione burocratica e sociale del nostro paese. Tra questi, prioritariamente, quelli che riguardano da un lato il reperimento delle aree extraurbane destinate ad accogliere gli impianti di produzione (fotovoltaica, eolica ecc.), dall’altro lo snellimento delle farragini burocratiche che caratterizzano in Italia i procedimenti autorizzatori.

Sin dal 2021, non appena il GREEN DEAL venne annunciato dalla Signora Ursula Von der Leyen, si scatenò in Italia la corsa all’incetta di terreni agricoli pianeggianti e pregiati, con offerte di acquisto o di affitto a prezzi molto allettanti per i proprietari. Questo provocò le più che giustificate reazioni soprattutto da parte delle organizzazioni rappresentative dell’imprenditoria agricola, che si sono opposte tenacemente ad una possibile ulteriore grave diminuzione della superficie coltivata italiana, già pericolosamente scesa negli ultimi decenni da 14 a 11 milioni di ettari. Il Ministro tecnico dell’Ambiente pro tempore dell’epoca (il professore universitario di fisica, prestato alla politica, Cingolani) fu messo in serio imbarazzo da tale sollevazione degli agricoltori, tanto da ricorrere in extremis, pur tra violente polemiche, alla citazione di un possibile ritorno al nucleare, che sembrava essere stato definitivamente cancellato dalle pronunce referendarie del 1987 e soprattutto del 2011, subito dopo il disastro della centrale di Fukushima in Giappone. La polemica si è poi attenuata, essendosi prodotto un brusco ritorno obbligato ai combustibili fossili per le sopracitate vicende di guerra.

Ma oggi, con la urgenza di moltiplicare le rinnovabili imposto dall’UE e confermato in modo netto nella COP28, si riapre per noi Italiani il problema del reperimento di aree per gli impianti che non sottraggano terreni pregiati alle attività agricole. Da qui l’importanza strategica del Piccoli Comuni che dispongono di aree disponibili atte a soddisfare tanto le loro esigenze, quanto, con il surplus di energia prodotta, le esigenze nazionali.

Un’opportunità che si inserisce a pieno titolo nel più ampio progetto di ripopolamento dei Piccoli Comuni in cui la componente energetica diviene parte essenziale, destinata alla rivalutazione del contributo attivo di questi enti locali a vantaggio dell’intera collettività nazionale.

I piccoli Comuni che dispongono di alcuni ettari di terreni di loro proprietà non coltivati o residuali possono offrire una valida alternativa all’utilizzo improprio di terreni agricoli pregiati per l’insediamento di parchi per la produzione di energia da fonti alternative. Il pauroso calo delle superfici coltivate rende praticamente obbligata la scelta dei terreni residuali, in gran parte collinari o montani, dei piccoli Comuni per l’insediamento di parchi per la produzione dell’energia necessaria. Senza escludere l’intervento concorrenziale anche di privati e delle aziende elettriche, con progetti di PPP (partecipazione pubblico privato), onde raggiungere, o almeno avvicinarsi all’indipendenza energetica locale a vantaggio dei cittadini residenti. Ovviamente andando oltre l’autoconsumo, facendo sì che il piccolo comune diventi fornitore della sovra-produzione di energia a beneficio della collettività nazionale, acquisendo un ruolo ausiliario ma fondamentale nel programma energetico nazionale, che dovrebbe consentire all’Italia di raggiungere, entro i termini previsti, l’obiettivo della indipendenza energetica e della de-carbonizzazione.

L’analisi che gradualmente faremo insieme, anche nelle prossime settimane, di tutti gli altri settori indicati in premessa, contribuirà a delineare il netto miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nei Piccoli Comuni, che porterà al rilancio di tutte le tradizionali attività produttive locali ed al relativo auspicato ripopolamento.

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