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CDN Centro Direzionale di Napoli, ieri, oggi e domani

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Un progetto avveniristico in attesa di completamento

Ci fu un tempo in cui si combinò qualcosa di buono persino nel Sud del nostro Paese. Tra gli uomini a cui va riconosciuto giusto plauso in prima fila è Ernesto Bruno Schiano il cui curriculum nel mondo delle Partecipazioni statali richiederebbe un intero articolo per buon rendiconto.

Nel 1982 affidò al grande architetto giapponese Kenzo Tange la direzione dei lavori del Centro Direzionale di Napoli, la prima city d’Italia tanto per intenderci. La zona era quella di Poggioreale, vicino lo scalo marittimo e all’aeroporto di Capodichino, nonché alla stazione ferroviaria di Piazza Garibaldi e alle autostrade sia verso nord che verso sud.

Il compito fu affidato alla Mededil, l’azienda IRI incaricata della costruzione dell’opera.

Su un’area di 110 ettari, la metà dell’intero Centro Direzionale, furono tirati su i più alti edifici di Napoli tra cui la torre Telecom di 129 metri, l’edificio più alto d’Italia. Tutti destinati ad essere uffici privati e pubblici.

L’altra metà del Centro era di competenza del Comune che avrebbe dovuto realizzare, abitazioni, scuole e servizi. Di fatto nulla di questo ha mai avuto però luce.

Quindi alla fine si sono contati solo uffici pubblici (la Regione con 4 grattacieli, il Tribunale, la Camera di Commercio, l’Università).

Il vuoto di scuole, cinema e teatri, parchi, negozi, realtà che potessero costituire una occasione di svago per il napoletano, ha reso morta quella realtà, non appena dopo la chiusura degli uffici nelle ore del pomeriggio. 

Di recente c’è una ripresa di interesse per quel Centro così che il Comune di Napoli ha iniziato a immaginare un’area effettivamente vissuta che potesse godere di una stazione di metropolitana a servizio di supporto. Quindi la possibilità di una city incubatrice di imprese e contestualmente un museo d’arte all’aperto, qualcosa di più di essere, sovente, il set di riprese cinematografiche.

Il recupero del Centro Direzionale dovrebbe innanzitutto obbedire alla sua originaria vocazione, tradotta in un sito di molteplici funzioni direzionali con abbondante verde e attrezzature urbane, fermo il divieto di accesso alle auto.

Una sorta di isola non contaminata dal traffico e che costituisca una occasione di divagazione effettiva non solo limitatamente per gli abitanti di zona.

Al tempo di utilizzo fu utilizzata la formula della concessione d’area a chi avesse costruito: ciò, fino al recupero dell’investimento.

Sta di fatto che il Centro non ha conosciuto poi una definitiva ultimazione che non andrebbe certamente pensata con l’erezione di un nuovo quartiere generale della Regione.

Ora si contano purtroppo solo un albergo e pochi ristoranti.  Diversamente si dovrebbero rimettere a “sistema” i grattacieli, sfruttandone le altezze che costituiscono naturalmente la unicità della bellezza del Centro, ipotizzando ristoranti panoramici da esserne inevitabile motivo di attrazione.

Allo stato attuale coloro che hanno creduto nel Centro, avventurandosi nell’acquisto di una proprietà, versano nella condizione di chi rimprovera se stesso per la scelta fatta. 

Il Consorzio che gestisce quegli immobili pesa con quote assai onerose nelle tasche dei proprietari che non hanno avuto nulla in cambio se non affanni economici a fronte della prospettiva di essere i pionieri di un Centro privilegiato della città. Occorrerebbe solo un po’ di audacia e di ambizione per riprendere un discorso interrotto troppo tempo fa e leggere per intero una frase troppo presto spezzata. E le stelle stanno a guardare, ma non all’infinito.

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