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SOGNI OLTRE CONFINE

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I giovani, più cittadini del mondo che italiani. È disillusione?

Di Marzia Furlan

Dal post-pandemia ad oggi è aumentato notevolmente il numero di giovani che per realizzare le proprie ambizioni hanno scelto di emigrare all’estero, o di andare dal sud e dal centro al nord Italia. Un dato, che determina lo spopolamento e influisce anche sul calo demografico. Secondo il presidente di Bankitalia Fabio Panetta, un sostegno all’occupazione potrebbe arrivare in futuro da un flusso di immigrati regolari superiore a quello preventivato dall’Istat (170.000 stranieri), fermo restando che un reale sviluppo si potrà avere solo con l’aumento della produttività.

La partecipazione al mercato del lavoro in Italia è inferiore dell’8% rispetto alla media dell’area euro. Il divario è particolarmente ampio per i giovani tra i 20 e i 34 anni e per le donne. Tra il 2008 e il 2022, 525.000 giovani italiani hanno cercato migliori opportunità di lavoro all’estero, con solo un terzo di loro che è tornato in Italia. Questo esodo ha indebolito il capitale umano del paese” – scrive il governatore nella “Relazione 2023”.

Ma cos’è mancato ai ragazzi, laureati e non, che hanno lasciato l’Italia? Dalla testimonianza di Giusy, giovane trentenne originaria di Reggio Calabria, traspare ancora qualche speranza per il futuro: “A Roma facevo la commessa per pagarmi la retta, ma non riuscii a mantenere la media del 28, l’università mi tolse l’alloggio e fui costretta a tornare a casa. Sono da poco a Milano, ho un buon lavoro, ma i rapporti umani non sono dei migliori. Percepisco poca stima e molto arrivismo. Spero che l’iter selettivo che ho intrapreso con un’azienda spagnola abbia esito positivo”.

Forse il problema va ben oltre il precariato. E tra le cause che causano la fuga, inclusa quella dei “cervelli”, v’è anche la mancanza di una “cultura del rispetto”, sul lavoro, e più in generale, nella quotidianità. È facile accusare le nuove generazioni di superbia, inerzia e mancanza di spirito di sacrificio quando a mancare è l’ascolto attivo da parte degli adulti. I politici, ad esempio, faticano a intercettare alcuni bisogni sociali emergenti come l’ansia per la crisi ambientale, il rifiuto della divisione sociale dei ruoli, la fluidità di genere, la necessità di integrazione, ecc. In parte lo dimostra l’astensionismo da record registrato alle europee 2024 con un’affluenza del 49,69%.

Eppure, nonostante l’iter macchinoso, oltre l’80,84% degli studenti fuorisede registrati è andata alle urne, esprimendo una preferenza tutta a sinistra: AVS (40,35%) e PD (26,6%). Ma guardando la suddivisione per fasce d’età, se i più giovani hanno scelto il PD (18%), gli over 30 hanno preferito il partito di destra Fdl (26%).

Per quanto riguarda il risultato sugli italiani all’estero, in testa troviamo il PD (30,29%), seguito da Fdl (18,56%) e AVS (17,23%). Tuttavia, va considerato che il legislatore non ha consentito a 4 milioni di giovani lavoratori fuorisede, non iscritti all’università, di votare a distanza. Magari, contro ogni aspettativa, sarebbero stati proprio loro (e non i “cervelli”) a superare il sentimento di disillusione per far valere le proprie istanze. Bastava dargli un po’ di fiducia.

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