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E ora Guzzanti se ne duole

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In una schietta intervista Paolo Guzzanti ha dato voce alla sua attuale esperienza di vita senza ricorrere a forme di autocommiserazione o volendo toccare le corde del sentimento del lettore. Ha raccontato ciò che gli è accaduto nel convincimento che potrebbe essere una esperienza potenzialmente anche di altri.

La sua, di certo, non è stato ad oggi una vita banale. Giornalista affermato, parlamentare noto al grande pubblico e padre di figli anch’essi di qualità.

Nelle parole di Guzzanti sembrano non esserci rabbia o rivendicazioni, una fotografia della realtà che non manca in ogni caso di lasciare l’amaro in bocca. Ci dice di un fisco spietato che lo ha costretto all’angolo, in gravi difficoltà economiche nella fase più fragile della sua vita. Per Guzzanti padre il fisco non si fa passare il fischio al naso e ti porta da uno stato di iniziale disagio fino alla vetta della disperazione, una ascensione verso gli stenti. 

È un cesto di vimini in cui versare il denaro pubblico che non va confuso con il più familiare paniere che al posto della moneta accoglieva semplicemente del pane. Il fisco sembra avere una vocazione per rompere le uova nel paniere alla vita di ciascuno non appena si commette un passo falso ed è lì come un condor a mangiarti anche le ossa non appena consumato l’ultimo brandello di carne.

Del resto, un fisco che avesse compassione sarebbe arduo da immaginare. Se entrasse nella storia di ciascuno e prendesse atto dell’affanno del momento o di anni è probabile non riscuoterebbe mai un centesimo. Per vivere non deve avere un’anima ma un protocollo a cui attenersi.

Guzzanti è persona che chiama le cose con il loro nome senza stare a piegarle alla propria convenienza. Ha divorziato due volte e la faccenda l’ha lasciato sul lastrico. Divorziare è un diritto e insieme un lusso. Regola antica e banale della vita è che ogni azione comporta un sistema di pesi che devi portarti sulle spalle.

Le conseguenze dell’amore possono sconvolgere l’esistenza di una persona anche negativamente. Se si sbaglia ripetutamente la scelta della persona con cui accompagnarsi (e non è certamente il caso in parola) si paga un dazio anche di tasca e non solo affettivo.

Da giornalista esperto della materia ha scelto il quotidiano “La Notizia” per farci sapere del suo arrancare pur avendo una pensione non certo disprezzabile ma aggredita da ogni parte. Per questo ha chiamato i suoi amici, essendogli rimasti solo 14 euro a disposizione per chiedere aiuto. Si tratta di un atto di coraggiosa umiltà che fa onore alla persona, soprattutto considerando la condizione di benessere a cui, si presume, deve essere stato abituato per anni. 

Ha raccolto, se si è ben compreso, 4000 euro. A ben vedere si tratta di una cifra assai modesta, almeno stimando un numero di conoscenze che non deve essere esiguo, essendo stata quella di Guzzanti una vita di relazioni e di contatti.

Da questo, a prima vista, si ha una sensazione di solitudine e anche di aridità di un certo mondo di frequentazioni, nulla da stupirsi quanto la triste conferma di uno stato di fatto.

Si è dunque fatta una colletta che non è stata propriamente quella durante la liturgia della Santa Messa, un popolo adunato in preghiera.

Almeno in prima apparenza, c’è piuttosto il sapore di persone senza legame che hanno dato un contributo, forse impegnate tra loro a tessere una rete però piena di buchi, se si avesse sguardo crudo alla sola sostanza degli effetti. Sarà stato perché non si è trattato di offrire, come al tempo dei Romani, lauti sacrifici agli Dei, pronti alla ricompensa, quanto per sostenere un amico in difficoltà.

Alla fine, Guzzanti, tirando le somme anche sulla sua salute e degli interventi che ha dovuto subire, ci dice, se si è correttamente letto, che “la sanità pubblica oggi esiste e resiste ma subisce depotenziamenti per qualità e quantità”, così che si può fare esclusivo affidamento solo su quella privata. 

C’è in questa valutazione il sentore di un sentimento che sa di elettivo, una ritrosia nell’affidarsi a quello Stato che pure ha rappresentato in Parlamento e che nel bene o nel male garantisce la cura della salute a chiunque, anche a quelli che sono privi di documenti e che sono sulla terra del nostro paese.

La Sanità pubblica non è solo il cruccio per ciò che di meglio e di più si potrebbe fare. È all’un tempo la testimonianza di un modo di leggere la società come comunità, come un complesso di mutua assistenza che non lascia mai solo chi ne ha il bisogno. È uno Stato che non merita solo ammonizioni ma anche il vanto di poter dire che nelle sue spire e nella sua ispirazione nessuno è mai solo del tutto. 

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