
Saggio di Alon Ben-Meir
Israele, nato come simbolo di riscatto e speranza per un popolo perseguitato, sta perdendo la sua anima nel fuoco dell’occupazione e della violenza. Alon Ben-Meir denuncia come la politica israeliana, guidata da Benjamin Netanyahu, abbia tradito i valori fondativi dello Stato, precipitando il paese in un conflitto senza fine con i palestinesi.
Netanyahu è descritto come il principale artefice della crisi, un leader manipolatore e corrotto che antepone il proprio potere alla vita dei cittadini e degli ostaggi. La guerra a Gaza viene usata come strumento per perpetuare l’occupazione e perseguire l’espulsione dei palestinesi, attraverso un progetto coloniale travestito da sicurezza nazionale.
Il governo, composto da estremisti religiosi e politici ultranazionalisti, promuove idee di pulizia etnica, sostenute da una falsa pietà religiosa. Questi leader legittimano la distruzione di Gaza e la morte di civili come volontà divina, trasformando il conflitto in un crimine umanitario.
L’opposizione, frammentata e incapace, non propone soluzioni concrete, mentre l’opinione pubblica israeliana rimane indifferente alla sofferenza palestinese, assuefatta all’occupazione. Il rifiuto di considerare uno Stato palestinese come soluzione alimenta un ciclo di violenza senza uscita.
Ben-Meir sottolinea che Israele non potrà dominare in eterno un popolo pari in numero, né cancellare Hamas come idea. Ogni atto di distruzione genera nuovi nemici, e l’enorme devastazione di Gaza alimenta un odio duraturo.
Israele rischia di auto-distruggersi, nonostante la sua forza militare. Solo la creazione di due Stati indipendenti, che convivano in pace, potrà salvare la visione originaria di uno Stato ebraico democratico e giusto.
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