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Moda che va, moda che viene: il ritorno dei coltelli

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Da che mondo è mondo ci si ammazza senza troppi scrupoli perché la santità è una strada che sulla terra gira per strade impervie e battute da pochi.

Ci si scanna per tanti motivi ma l’impressione è che ormai lo si faccia per poco, la tendenza è quella di raggiungere la gratuità. Ti faccio fuori anche a digiuno di una particolare ragione. Così, per una strana logica degli uomini e della modernità, forse il mio gesto avrà ancor più valore proprio perché senza alcun senso.

Troppo facile uccidere qualcuno sostenuti da un motivo che dia spiegazione della vicenda.

Le cronache sono piene di omicidi o di tentativi di far fuori il prossimo per futili motivi. Futile è ciò che fa scorrere i fatti in modo che non abbiano un marchio particolare che li caratterizzi, si fondono in un indistinto così che ciascuno possa quasi avere il nome dell’altro. Le cose hanno più valore se si ricorre alla suggestione dell’antico.

Quindi si rispolvera l’uso di una lama e forse non solo per una questione di romanticheria. Oltre ad essere un ferro tagliente è anche una palude nella quale di questi tempi è facile cadere confondendola per acqua trasparente nella quale immergersi con goduria scansandone il danno.

Un coltello presenta una serie di vantaggi per nulla trascurabili. E’ più leggera di una pistola, si porta addosso assai agevolmente e soprattutto ha una possibilità che nessuna pallottola potrà mai rivendicare.

Un proiettile viaggia in solitaria dopo che lo si è messo in moto, ti passa da parte a parte, può uscire da dove è passato con indifferenza, non si porta appresso alcun biglietto da visita di chi ha attraversato. Può anche non aver pagato il biglietto ma la sua corsa la fa in ogni caso. Altrimenti, si ferma in un corpo attendendo che un medico pietoso lo tiri fuori da dove si è addormentato dopo essere andato in scintille.

La lama è tutt’altra cosa. E’ la mano che conduce il coltello sino alla fine, portandolo dritto a dove si è mirato; lo sostiene con forza e determinazione finché non squarcia un primo strato di carne, semmai un secondo od un terzo.

Per tutto quel tempo chiede a chi lo impugna di essere spinto, istanti preziosi per ragionare e fare un tutt’uno con il ferro che lavora in obbedienza. E’ una complicità piena che non conosce dissociazioni.

La mano che lo stringe avverte un’iniziale resistenza e poi sprofonda in un cedimento che è il definitivo permesso di ingresso per giungere al traguardo.

Una pallottola agisce per delega di chi ha sparato, invece la lama non è abbandonata mai da chi la muove; diversamente non può bucare il corpo della vittima per dire che da quelle fessure si può studiare la formula magica della vita del destinatario di tanta grazia ed attenzione.

La fende per mettere in luce ogni sua parte e che nessuno ha il diritto di essere inaccessibile all’altro. E’ insomma una lezione di generosità verso il prossimo.

Un colpo di pistola, anche se la chiami “colt” fa sempre danni grossolani, irrompe e smembra lì dove atterra, produce spesso effetti un po’ a casaccio. Un coltello è più misurato, elegante, entra senza far rumore e nell’approdo recide in modo aguzzo la parte che incontra, facendone fuori ogni speranza di conservare segreti annidati lì dentro al cuore o nei suoi paraggi.

Una coltellata lascia a terra più sangue, è l’applauso che merita dalle vene liberate dalla ragnatela in cui erano imprigionate.

I ragazzi di oggi si dilettano con i coltelli come fossero lecca lecca, trascurano i rasoi forse nel timore di sapere che non hanno nemmeno l’età per farsi una barba che appare appena all’orizzonte.

Qualcuno glieli venderà. Se già non si facesse, sarà il caso che si incominci a registrarne il nome dell’acquirente e ad impedirne l’acquisto al pari di un’arma da fuoco se non in presenza di certe condizioni.

Non è nulla, eppure potrebbe essere comunque un segnale per dire che la lama che si ha in tasca non è un ornamento che rifinisce la completezza del vestire.

Far volare schiaffi e pugni comporta sudore e la possibilità di riceverne oltre che di prenderne, c’è sempre il rischio di un affare andato male. La nostra è una economia del risparmio, massimo profitto con minimo sforzo. Un colpo di coltello è il gioco è fatto. A qualunque ora, che sia luce o buio, ormai è sempre la notte dei lunghi coltelli.

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