Esteri

Giustizia o vendetta? Il labile confine tra politica e tribunali in America Latina

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Nell’articolo “Politica e giustizia, il mix fatale dell’America Latina” di Sara Gandolfi denuncia il legame problematico tra politica e giustizia in molti Paesi latinoamericani. L’autrice evidenzia come negli ultimi anni – e ancor più nelle ultime settimane – diversi ex presidenti della regione siano stati coinvolti in scandali giudiziari: da Bolsonaro (accusato di tentato golpe) a Cristina Fernández de Kirchner (condannata per corruzione), da Ollanta Humala (15 anni per riciclaggio) a Evo Morales (indagato per abusi e istigazione).

Gandolfi sottolinea come molti di questi leader si dichiarino vittime di persecuzioni politiche, e ricorda che anche l’attuale presidente brasiliano Lula ha passato quasi due anni in carcere prima che la Corte Suprema annullasse le sue condanne. Il caso di Jeanine Áñez, arrestata e condannata poco dopo aver lasciato il potere in Bolivia, è un altro esempio emblematico.

Il nodo centrale dell’articolo è la commistione tra potere politico e giustizia, che mina lo stato di diritto in tutta la regione. La magistratura viene spesso accusata di essere politicizzata: usata dai governi per colpire gli oppositori o per proteggere gli alleati. A ogni cambio di governo, scatta un “regolamento di conti” nei tribunali.

Particolarmente drammatica è la situazione del Perù, dove in trent’anni ben sette presidenti sono stati condannati o indagati. Alcuni sono stati incarcerati, uno si è suicidato, e altri affrontano processi tuttora in corso.

Gandolfi mostra quindi un quadro allarmante: l’instabilità politica e la debolezza delle istituzioni giudiziarie rendono la democrazia latinoamericana fragile e vulnerabile, intrappolata in un ciclo di giustizia usata come arma politica.

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