
Binoy Kampmark, studioso e lettore alla RMIT University di Melbourne, ha riservato un approfondimento sulla questione del conflitto israelo palestinese e le tensioni con l’Ira.
Binoy sostiene che l’Occidente, pur pronto a condannare le risposte iraniane, ha ignorato gli attacchi israeliani del 13 giugno, accettandoli senza porsi questioni legali mentre in altri contesti (come l’invasione russa dell’Ucraina) si invoca il diritto internazionale, quando si tratta di Israele si applicano standard diversi. Macron ha unicamente condannato il programma nucleare iraniano e difeso Israele, lasciando intendere una giustificazione per l’uso della forza.
Dal canto suo Francesca Albanese, relatrice ONU, ha denunciato l’ipocrisia europea, ricordando come solo ad Israele viene riconosciuto il diritto alla difesa. Lo stesso Ministero degli Esteri tedesco ha condannato l’Iran, pur definendo “mirati” gli attacchi israeliani contro obiettivi nucleari.
Nonostante Israele possieda un arsenale nucleare non dichiarato, si continua ad accusare l’Iran di minacciare la regione. Ursula von der Leyen ha infatti voluto ribadire il sostegno a Israele, evitando di menzionare il diritto dell’Iran a difendersi.
Mohamed ElBaradei, ex Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), ha criticato Berlino per non aver riconosciuto le violazioni dell’articolo 2(4) della Carta ONU e ha ricordato che gli attacchi contro impianti nucleari civili sono vietati dal diritto internazionale.
Infine, Kampmark cita anche la Risoluzione 487 del Consiglio di Sicurezza del 1981, che condannò Israele per l’attacco al reattore iracheno, riconoscendo il diritto dell’Iraq a sviluppare un programma nucleare civile. Una situazione paradossale, ben evidenziata dal politologo e ricercatore iraniano Trita Parsi, che ha parlato di doppio standard: se Israele attacca e l’Iran reagisce, la colpa è sempre dell’Iran.
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