
Nella vita ci sono segni che non contano e quelli invece che hanno una valenza che non può dismettersi facilmente. Nel primo caso possiamo oggi annoverare i simboli dei partiti che oltre a cambiare con frequenza negli anni non riconducono più ad identità certe e definite.
Dicono tutto e il contrario di tutto con una facilità che lascia sconcertati. Il Jobs act ne potrebbe essere un esempio. Ci sono anche segni che invece meritano attenzione e che vanno considerati per la loro intera sostanza e che restituiscono alla politica quel valore di concretezza che sempre doverli ispirare.
In uno dei Municipi di Roma, Carlo Mattia, Presidente della Commissione speciale Sicurezza e Legalità del XIII Municipio, si è fatto carico di una battaglia che non andrebbe neanche menzionata per quanto è giustificata. Ha invece dovuto ricorrere ad una raccolta di firma per provvedere a ciò che invece dovrebbe essere di scontata attuazione.
L’iniziativa riguarda la richiesta di spostare la fermata dell’Autobus – via Casalotti 142 di ben 40 metri fino a Piazza Ormea in modo che i cittadini, scendendo dal mezzo, non rischino di finire investiti dal traffico in corso per raggiungere l’agognata fermata in questione.
40 metri diventano “l’ultimo miglio” per garantire la sicurezza a quelli che volessero ricorrere senza tema al trasporto pubblico locale, così portando la pelle a casa come sembrerebbe normale dovrebbe essere loro garantito.
Prima di ricorrere all’appello del popolo, Mattia ha battuto il sentiero istituzionale presentando una mozione in Consiglio municipale che è stato però bocciata.
A volte la politica è di difficile comprensione, resta il fatto che oltre 700 cittadini hanno messo nome e cognome su un pezzo di carte per dire che la cosa sembra loro buona e giusta.
Nel libro “Cristo si è fermato ad Eboli” l’autore parla della sua esperienza di confino in Lucania durante il ventennio fascista. Carlo Mattia più facilmente scrive la rivendicazione e l’esigenza di una semplice fermata che non mette in crisi alcun regime e che appare del tutto logica.
Forse sarà stato ispirato dal motto “In Hoc signo vinces”. Senza alcun eroismo ed eclatanza, il segno è anche un indizio di impegno di servizio ad una comunità. Le firme raccolte sono il segno che non ha urlato al vento.
Accade che in politica si deve anche saper essere fermi nei propri propositi ed è questo il caso a cui vale la pena guardare.
