Cultura

L’amore tra violenza e Santità, la Caterina di Igino Giordani

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Occorre qualcosa di più di essere una lenza per essere protagonisti attivi di una violenza. Il caldo allenta i freni inibitori, rilassa i pensieri buoni e concede spazio a quelli cattivi che a stento si trattengono in attesa di poter andare a passi sciolti, sbizzarrendosi, lasciando una loro soda testimonianza.

Meglio sarebbe che il caldo della stagione addormentasse le brutte intenzioni ma non è così che accade. Il male non conosce sfiancamenti. Di abusi e femminicidi è piena la cronaca di oggi ma anche in passato non si scherzava. Il pericolo era sempre in agguato anche dalle parti delle Sante.

Abuso è ogni desiderio di voler sopraffare la volontà e il pensiero dell’altro. Ne sono esempio anche le martiri della Chiesa come Santa Giulia crocefissa perché Felice, il governatore della Corsica, le aveva messo gli occhi addosso. Le impose sacrifici agli dei ed al suo rifiuto pensò di inchiodarla ad un palo dopo averle strappato i capelli.

Santa Blandina, invece, fu esposta nuda al pubblico ludibrio per finire incornata da un toro tra tormenti atroci. Come sappiamo anche a Santa Maria Goretti non è andata meglio e l’elenco delle martiri sarebbe lungo, così come martiri sono tutte le donne la cui vita si è sparsa in cielo opponendosi al dominio di un uomo che le obbligava a ciò a cui non volevano sottostare.

Durante le vacanze le letture migliori sono forse quelle un po’ datate e che danni anni riposano semmai in uno scaffale. Una di queste è il bellissimo scritto di Igino Giordani sulla vita di Santa Caterina da Siena. Non si tratta di un pistolotto che elenca i miracoli di una donna.

E’ piuttosto la descrizione di una personalità che si conforma all’amore assoluto descrivendo un cammino che fa paura perché potrebbe potenzialmente riguardare ciascuno di noi più avvezzi al risparmio quotidiano di sentimenti.

Nelle pagine c’è un passaggio che non può lasciare indifferenti e che ha molto di attualità perché Caterina non era in un eremo nascosta al mondo, schivando ogni contatto d’uomo. “E addirittura venne un momento in cui parve realizzarsi il sogno suo di fanciulla: vivere tra i maschi come un maschio. Dimentica del sesso…mutò la maniera di vita tenuta sino allora e non sfuggì più la compagnia degli uomini e delle donne, né paventò più di scandalizzare le anime grette, per eseguire virilmente quanto le era ispirato, un’azione virile in petto femminile”.

I Caterinati erano i seguaci della Santa che insegnava amore a tutto spiano. “E quei giovani le ricambiavano, con timore e soggezione, un amore verginale. Solo in uno, da quanto si apprende, quel sentimento andò male: si guastò fino a intossicarsi.  Fu un religioso, fra Pietro di maestro Lando, che non seppe dar volta alla sua vita interiore e concepì passionalmente l’amore per Caterina; e, disperato, per non poterlo sfogare, meditò di ucciderla, in chiesa. Un tal divisamento dà a pensare che fosse più squilibrato che malvagio. Qualcuno- forse un caterinato – avendo intuito le sue intenzioni, le stroncò; sì che, nuovo Giuda, corse fuori dalla chiesa e tra certe macchie si impiccò”.

A Santa Caterina andò bene sebbene comunque era entrata nel mirino di un delitto poi incompiuto. Aveva, evidentemente per body guard un angelo custode che impose al suo collega, che vigilava su fra Pietro, di distrarsi il tempo sufficiente in modo che il suo assistito si togliesse di mezzo.

E’ tempo d’estate ed è sempre tempo di amare, ma davvero.

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