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Male di vivere e smog: un compendio

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di Beatrice Laurenzi

Nel 1958 Italo Calvino pubblicò nella rivista Nuovi Argomenti, diretta da Alberto Moravia, un racconto dal titolo La nuvola di smog.

Nel risvolto di sovraccoperta dell’edizione in volume l’autore scrisse che è «un racconto continuamente tentato di diventare qualcos’altro: saggio sociologico o diario intimo», ma a queste tentazioni Calvino riesce sempre a opporre la sua tattica difensiva, a base di gags comiche e scrollate di spalle, che gli permette di restare sospeso in quel clima che gli è proprio, tra trasfigurazione simbolica, attualità colta dal vero, sfogo d’umore e poema in prosa. Il racconto è narrato in prima persona da un personaggio mai chiamato per nome e alquanto reticente circa le sue esperienze passate, il cui unico desiderio è di mantenersi in una condizione di provvisorietà, senza mettere radici in alcun luogo e senza identificarsi con ciò che fa. Egli si mostra così come la personificazione del “male di vivere”, quella malinconia a metà tra noia e disincanto che rappresenta un fil rouge in molta letteratura da Leopardi in poi. Immagine e ideogramma del mondo cui ci troviamo a far fronte è lo smog, la nebbia fumosa e carica di detriti chimici delle città industriali. La narrazione passa in rassegna i vari modi in cui i personaggi secondari reagiscono a questa sottile e impalpabile polvere nera che si deposita ovunque, in una struttura definita dallo stesso Calvino “a raggiera”. 

Dopo aver affrontato, con La speculazione edilizia, un tema attualissimo nell’Italia del boom economico ma di fatto ancora poco dibattuto, Calvino scrive un racconto ecologista ante litteram, in un’epoca in cui di inquinamento atmosferico si cominciava appena a parlare. Mario Barenghi scrive che «il fulcro si trova in un tema già affiorato nel finale del Barone e destinato a trovare di lì a poco un’importante sviluppo: quello della sparizione. Oppresso da un senso di profonda, radicale inappartenenza, il protagonista non solo vive cercando di nascondersi, ma a volte desidererebbe letteralmente scomparire. E del resto tutte le figure del libro sono caratterizzate da una sostanziale insignificanza. Ogni traccia della loro presenza è offuscata, occultata dallo smog (il fenomeno atmosferico vale anche come simbolo morale); il loro agire è privo di senso, non lascia traccia alcuna nella realtà: per farla breve, ci sono ma è come se non ci fossero».

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