
di Beatrice Laurenzi
In occasione dei 150 anni dalla prima rappresentazione, al Teatro dell’Opera di Roma, dal 21 al 28 giugno, è stata messa in scena Carmen di Georges Bizet.
L’opera, composta in quattro atti su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, è tratta dall’omonima novella di Prosper Mérimée. La prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875, senza riscuotere grande successo, tanto che il compositore, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non poté vederne la fortuna. Tuttavia dal 1880 è stata una delle opere più eseguite, considerata un lavoro innovativo, ma al tempo stesso riassuntivo di molti aspetti della tradizione operistica.
Per questa rappresentazione, in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese, è stato scelto di riproporre l’allestimento della versione storica del 1970, con le scene e i costumi di Renato Guttuso, pittore siciliano trapiantato a Roma e qui scomparso nel 1987. L’artista aveva disegnato ben 350 costumi per la Carmen, di cui fortunatamente un’enorme parte sono stati ritrovati, catalogati e ricreati da Anna Biagiotti. Mentre le scenografie sono state ricostruite, attraverso fotografie dell’epoca e bozzetti, da Alessandro Nico. Per cui colori sgargianti, fantasie e scorci di paesi del sud Italia fanno da sfondo alla figura di Carmen e alla sua travagliata storia con Don José.
Evidente è il messaggio di pace che in questo adattamento, diretto dall’israeliano Omer Meir Wellber, è stato voluto mandare: le sigaraie, invece di fumare sigari o sigarette, hanno in mano dei fiori bianchi che mettono nelle canne dei fucili dei soldati, tramutandoli così da strumenti di morte in portatori di vita.
