Società

L’1% più ricco accumula 34 trilioni in 10 anni, ma la povertà globale persiste

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Un’analisi di Oxfam rivela un’allarmante disparità economica: dal 2015, l’1% più ricco del mondo ha aumentato il proprio patrimonio di oltre 33.900 miliardi di dollari. Questa somma è 22 volte superiore a quanto necessario per sollevare dalla povertà estrema chi vive con meno di 8,30 dollari al giorno, la soglia più alta monitorata dalla Banca Mondiale. Nel frattempo, la ricchezza di 3.000 miliardari è cresciuta di 6,5 trilioni di dollari, raggiungendo il 14,6% del PIL globale.

Mentre la ricchezza si concentra, i governi dei Paesi avanzati, in particolare il G7, stanno operando i tagli più significativi agli aiuti pubblici allo sviluppo dagli anni ’60, con previsioni di riduzione del 28% entro il 2026.

La crisi del debito sta portando il 60% dei Paesi a basso reddito sull’orlo della bancarotta, costringendoli a spendere più per il servizio del debito che per servizi essenziali come scuole e ospedali.

Solo il 16% dei 169 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) è sulla buona strada per essere raggiunto entro il 2030, a causa di un cronico sottofinanziamento. L’approccio che ha privilegiato gli investimenti privati si è rivelato inefficace: le risorse private mobilitate sono irrisorie e spesso concesse tramite prestiti a condizioni punitive, non rinegoziabili. Il debito privato dei Paesi a basso e medio reddito supera di cinque volte quello contratto con altri Stati, mettendo a rischio la stabilità globale.

In vista della Conferenza di Siviglia, Oxfam esorta i governi a invertire la rotta. È cruciale contrastare le disuguaglianze e ripensare il sistema di finanziamento per lo sviluppo, abbandonando la centralità della finanza privata a favore dell’azione pubblica. Oxfam propone di tassare gli ultra-ricchi, rilanciare gli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) raggiungendo l’obiettivo dello 0,70% del reddito nazionale lordo, e riformare l’architettura del debito. È necessaria una nuova governance degli aiuti sotto l’egida dell’ONU, con la partecipazione dei Paesi del Sud Globale, e l’adozione di una convenzione per una gestione equa della crisi del debito. L’Italia, sebbene impegni meno dello 0,70% del suo PIL, è incoraggiata a stringere alleanze strategiche per combattere le disuguaglianze.

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