
Notizia di questi giorni è quella di un provvedimento del Tribunale di Milano che ha messo in amministrazione giudiziaria per un anno la società di alta moda Loro Piana per aver colposamente agevolato forme di caporalato in capo a società appaltatrici e subappaltatrici.
Se si fosse ben compreso, Loro Piana non sapeva delle forme di sfruttamento della mano d’opera e avrebbe dovuto però vigilare con maggiore attenzione le imprese a cui affidare la realizzazione dei loro prodotti.
E’ uno dei tanti episodi che hanno riguardato in passato anche altri prestigiosi marchi di moda che sono stati almeno in apparenza un po’ sciatti nella gestione e forse anche consapevoli di come andavano le cose. Magari pensavano che così fan tutti e quindi…
Può darsi che pian piano possa spianarsi la strada ad una organizzazione del lavoro che, nel sottobosco della filiera del lavoro, smetta di spianare la schiena a uomini e donne che non conoscono alcun rispetto dei loro diritti come lavoratori.
Sembra poi che una merce che alla produzione costerebbe 80 euro sarebbe rivenduto per un paio di migliaia di euro, se non oltre. Il mercato ha sempre degli ingenui che abboccano all’amo e non è questo un dramma sociale.
Secondo il vocabolario, sfruttare è quando si ricava da un bene naturale il maggior frutto possibile, occorrendo un tanto di raziocinio per arrivare ad un maggior risultato, ciò trascurando l’impoverimento del bene dopo averlo spremuto a dovere.
La stessa parola può acquistare anche il senso del godere di un qualcosa ma in questo modo si stuzzica un sadismo che è meglio non considerare.
Forse il termine andrebbe aggiornato perché non risulta che l’uomo sia del tutto ascrivibile ad un bene naturale e pertanto, al posto di sfruttamento, dovrebbe inventarsi un vocabolario più appropriato.
Tempo fa accadde qualcosa di simile che non riguardava però il genere umano ma le bestie. Se ne parlò per un po’ quel tanto che serve per poi mandare il fatto nel dimenticatoio.
Una famosa casa di moda specializzata soprattutto in abbigliamento sportivo di montagna si approvvigionava delle piume d’oca con enorme sofferenza da parte di questo animale, un trattamento forse simile a come se ci strappassero ogni tanto tutte le unghie che abbiamo.
In un mondo di guerra certe notizie di grado inferiore non fanno rumore. Se anonimi lavoratori cinesi vivono in un sostanziale anonimato, una sorta di campo di concentramento della produzione, non possiamo rovinarci l’estate. La Cina è vicina e non dobbiamo averne sorpresa e tanto meno sgomentarci.
In fin dei conti sarebbe bello che uomini e bestie avessero una equiparazione dei loro diritti, ciascuno tifando per l’altro. Per adesso possono vantarla per gli oltraggi di cui sono vittime.
Per il futuro si suggerisce di prestare sempre una più accurata attenzione a chi si affida il lavoro perché il web può anche non perdonare, la notizia corre sul filo e farti perdere quote di mercato.
Non sarebbe male se un Tribunale immaginasse un giorno azioni riparative. Alla mano d’opera cinese finalmente l’allestimento di capannoni degni di accoglierli con il rispetto di orari e di tutele. Alle oche garantire condizioni di ogni conforto dismettendone per sempre la tortura.
Ci sono guerre destinate a durare per sempre e a non passare mai di moda. C’è una fashion che non smette mai di abbagliare, il suo backstage non conta.
