
di Beatrice Laurenzi
Subito prima del “racconto ecologista” La nuvola di Smog (oggetto di una precedente trattazione), Italo Calvino pubblicò, nel settembre del 1957 sul n.20 della rivista letteraria internazionale Botteghe Oscure, La speculazione edilizia.
Definito racconto lungo o romanzo breve, è la storia di un giovane intellettuale borghese, nato e cresciuto in una piccola città ligure, che ha partecipato alla guerra partigiana, si è iscritto al partito comunista e si è trasferito per lavoro in una grande città piemontese. Lì si generano in lui delusione e stanchezza, sfiducia in tutto e in tutti. Perciò medita una nuova vita, spregiudicata e affaristica. Si allea così ad un’abile e disonesto costruttore e, dopo aver sacrificato gran parte del giardino della vecchia villa ligure di famiglia, affida le speranze d’affermazione, in una società di uomini alienati, alla costruzione della casa, ai proventi che ne trarrà, alla prova di abilità e di furberia che saprà offrire a se stesso, ai parenti e alle vecchie conoscenze. L’impresa è un fallimento: la casa (che è veramente un simbolo perfettamente risolto di quella illusione sbagliata) stenta a crescere e rimane alla fine infissa nel giardino sconvolto, nuda e vuota. E intorno a quelle mura disabitate è lo scatenarsi di interessi sordidi, a cui partecipano, cinici ed egoisti, il fratello del protagonista, gli amici e le autorità del luogo.
Per Lanfranco Caretti «la vicenda si inserisce nell’amara decadenza della cittadina ligure, sullo sfondo della crisi più generale della società italiana borghese, con una naturalezza e direi fatalità di trapassi, tra invenzione e verità, tra vicenda privata e cronaca di costume e storia viva, quali mai Calvino aveva saputo realizzare nelle sue opere precedenti. E benissimo è resa l’aria grigia e uniforme di squallore morale che grava sugli uomini e le cose…». Lo stesso autore in un’intervista ha detto che «Se nella Speculazione Edilizia ho raccontato la storia di un fallimento, l’ho raccontata (legandola molto a un’epoca ben precisa, all’Italia degli ultimi anni) per rendere il senso di un’epoca di bassa marea morale. Il protagonista non trova altro modo di sfogare la sua opposizione ai tempi che una rabbiosa mimesi dello spirito dei tempi stessi, e il suo tentativo non può che essere sfortunato, perché in questo gioco sono sempre i peggiori che vincono, e fallire è proprio quello che lui in fondo desidera».
