Società

La creator economy italiana: il vuoto normativo che crea precariato reale

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Un’indagine nazionale del Consiglio Nazionale dei Giovani, presentata a Catania, svela il fenomeno della creator economy in Italia, un settore che macina 51.000 posti di lavoro e spinge gli investimenti pubblicitari online oltre i 4,2 miliardi di euro, superando persino TV e stampa.

Nonostante il successo, il 60% dei contenuti resta non retribuito, e solo un creator su cinque considera questa attività una carriera stabile. La passione, non il guadagno, è il vero motore: quasi l’80% dei giovani under 35 si dedica a questo mondo per condividere idee e competenze. Trasmettere conoscenze e la passione per la creazione sono le molle principali, con la monetizzazione che resta un miraggio per molti.

Le piattaforme dettano legge, lasciando i creator in un limbo di incertezza professionale. Solo il 23,6% vede la propria attività come una carriera a lungo termine, mentre la maggioranza teme la perdita di visibilità e la precarietà lavorativa.

L’instabilità è la preoccupazione maggiore per il 67,1% degli intervistati.

Alessandro Fortuna, consigliere di presidenza CNG denuncia un “vuoto normativo inaccettabile“, chiedendo contratti trasparenti e riconoscimento professionale per tutelare questi “anelli deboli” dell’ecosistema digitale.

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