
In Italia, più di due milioni di giovani, nella fascia d’età tra i 15 e i 34 anni, si trovano in una condizione di inattività, non studiando, non lavorando e non cercando alcuna formazione. Questi individui sono definiti “Neet”, acronimo di “Not in Education, Employment or Training”.
La situazione italiana è particolarmente critica nel panorama europeo. Per i giovani tra i 15 e i 29 anni, il 15,2% rientra nella categoria Neet, superando ampiamente la media europea dell’11%. Solo la Romania registra un dato peggiore, con il 19,4% dei giovani inattivi. Inoltre, dai dati è emerso un forte divario di genere per cui emerge una percentuale elevata di donne Neet soprattutto per motivi famigliari.
L’obiettivo dell’Unione Europea è ridurre questa percentuale al 9% entro il 2030, evidenziando la gravità del divario italiano.
Questo fenomeno ha ripercussioni significative sul sistema produttivo e contributivo del Paese.
Per monitorare e contrastare l’emergenza, è stato avviato il progetto Dedalo, promosso dalla Fondazione GiGroup in collaborazione con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, ZeroNeet di Fondazione Cariplo e la Fondazione Compagnia di San Paolo.
Il rapporto presentato alla Camera dei deputati ha analizzato le cause, i profili e possibili soluzioni per contrastare l’inattività giovanile, evidenziando disparità strutturali e criticità nel sistema di welfare.
