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Giustizia, politica e magistratura, ci salverà una canzone

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D’estate anche la cronaca può andare in vacanza malgrado il refrain di una pubblicità ci dica di una estate caliente che chiede di dissetarsi con qualcosa di fresco, con qualche notizia nuova che ristori e svegli dal torpore il lettore stanco della solita minestra.

C’è stato un ennesimo femminicidio secondo le modalità tipiche di questi delitti. A Foggia, una donna denuncia il suo persecutore. Il giudice avrebbe di conseguenza disposto per quest’ultimo la misura del braccialetto elettronico che non avrebbe però trovato applicazione per problemi di carattere tecnico. 

Così sembra che il giudice abbia rincarato la dose con l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere non ancora eseguita perché l’uomo è senza fissa dimora è dunque irreperibile. Qualcosa non è andato per il suo verso. 

Lo si è poi arrestato a Roma, segno che quando però ci si mette di buzzo buono le forze dell’ordine sanno come fare e come scovare anche chi è privo di indirizzo.

Sul piano generale, sembra che la regola sia di un divieto di avvicinamento per una distanza minima di 500 metri. 

Se questo fosse, al cittadino della strada viene da chiedersi perché si sia stabilita una distanza così esigua tra la donna e un eventuale carnefice. 500 metri sono facili da percorrere e, in caso di trasgressione, nessuna forza dell’ordine avrebbe il tempo di intervenire per impedire ogni forma di violenza.

Forse, oltre al braccialetto o altri aggeggi utili a monitorare un potenziale un assassino, si dovrebbe obbligare il popolo degli stalker, all’interno di istituti di sicurezza, a frequentare corsi di rieducazione alla affettività, guadagnandosi la libertà solo quando avranno rimesso la testa a posto. Una legge in questo senso non sarebbe poi così malaccio.

È comunque sempre la giustizia a essere in primo piano.

Sul caso Almasri si legge che la Meloni abbia dichiarato come la Sinistra usa la via giudiziaria perché non riesce a batterla in politica. La Schlein le ha replicato con l’accusa di insinuazioni eversive. 

Se tutto fosse vero, c’è qualcosa che non va. Il capo del governo ha detto il suo pensiero in modo fin troppo esplicito mentre l’insinuazione si traduce nel mettere piuttosto, in una piega, un pensiero che rimanda ad una verità più eclatante, in attesa che trovi spazio e dimensione diversa.

Sul caso, i leader AVS hanno poi annunciato di voler segnalare il Governo alla Corte Penale Internazionale, una magnifica azione di rilancio per la miglior immagine del nostro paese sulla scena mondiale.

Incombe l’antico sospetto che le parti avverse giochino al contrasto per levare spazio ad ogni iniziativa di altra politica. Schierate su fronti opposti si costringe il popolo ad essere di qua o al di là della rete secondo uno schema vecchio di oltre 30 anni. Delegittimandosi in continuazione si legittimano ad occupare in realtà l’intero agone politico. Altre recite in commedia non sarebbero ammesse. 

Il popolo ha perso in questo tempo ogni capacità di reazione, smaltisce tutto non per resa ma perché ormai indifferente ad una diatriba sempre più noiosa e priva di guizzi felici. 

Lo scontro tra politica e magistratura è decrepito, è un rimasuglio stantio di una sostanza che stenta ad affermarsi per lo scontro permanente tra i due fronti, tra Nordio e l’ANM, l’associazione nazionale magistrati, tra nord e sud delle posizioni. La separazione delle carriere è diventata alterata separazione dei poteri dello Stato.

In queste circostanze potrebbe soccorrere l’arte, soprattutto la musica potrebbe tornare utile ad una riconciliazione. Una nota canzone del repertorio napoletano ha come suo incipit “Nuje ca perdimmo ‘a pace e ‘o suonno …, Nun ce dicimmo, maje pecché?”. 

Ecco che spiegarsi senza pregiudizi, una volta per tutte, sarebbe probabilmente tra i sogni degli italiani sotto l’ombrellone, agognando poi al gran amoroso finale “Tenimmoce accussì, anema e core!”. ANM e core e politica, … prima o poi accadrà.

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