
Quello dei cattolici in politica è un calvario costante che si vorrebbe cercare di evitare e dal quale invece per forma di carità verso il prossimo non ci si può dismettere. Sul tema dell’impegno dei cristiani nel regno delle idee e dei partiti si sono scritti fiumi di parole e libri a sufficienza da poter essere gradini utili quasi ad arrivare in Paradiso.
Non si è tirato indietro Giuseppe Failla che ha il pregio di condire il suo pensiero con una carica di spiritualità che lo rende diverso da tutta la letteratura precedente sulla materia.
Ne seguono anche indicazioni per così dire programmatiche su argomenti centrali come la sanità, l’ambiente, l’economia e la questione meridionale ma ciò che colpisce con violenza il lettore, prima ancora che possa schivare il colpo, è la forza emotiva dell’autore che crede fermamente in una missione che fa appello a chi si imbatta sulle sue pagine.
Ha anche il pregio della sintesi perché in 60 pagine nel lavoro che ha titolo “Alcide Aldo Sturzo – un intervista tra fantasia, storia e politica” riesce a condensare con assoluta concretezza le ragioni di un moto smarrito e di un cammino da riprendere. Nelle sue parole trasuda l’urgenza di un compito che non può essere inevaso e che giustifica in forma intensa e risoluta.
In poche righe, facendo un accenno di storia, sgombra il campo dalla rozzezza di un pensiero che ha voluto intendere come compromesso storico secondo una vulgata imprecisa e disaccorta.
Al tempo Moro rappresenta infatti l’esigenza di un punto di incontro tra “due forze alternative non omogeneizzabili” per il bene del Paese. “Un accordo che non tradisca l’identità delle forze politiche” per cui non è possibile trascendere in confusioni di comodo.
Allo stesso modo non ci sarebbe ragione per l’autore di immaginare il ritorno di un partito dei cattolici assai frammentati nel loro ambito così come anche a Chiesa va intesa più che mai oggi come “comunità di comunità”.
Pregevolmente e con abilità di chiarezza espositiva, Failla riflette sulle lezioni di San Giacomo e San Paolo, chi insisteva su una visione sociale e chi piuttosto sulla fede, dove sembra porsi la carità in secondo piano.
A queste virtù teologali va poi aggiunta la speranza e tutte “si ricevono e si vivono nella relazione con Dio” così come ha insegnato Papa Francesco.
Ne sovviene così quanto indicato dal Catechismo cattolico per cui “Fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano. Esse – queste tre virtù – informano e vivificano tutta la vita morale. Queste virtù sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Queste tre virtù – la fede, la speranza e la carità – sono il pegno della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell’essere umano”.
E’ con questa ispirazione che Failla lancia l’allarme di una relativizzazione dei modelli di incarnazione delle realtà permanenti nel tempo e nello spazio, con il rischio serio di precipitare nell’abbraccio di un pericoloso catto-laicismo, una sorta di ateismo fluido che riconosce Dio ma lo svuota poi di ogni contenuto.
Failla sottolinea come la “Chiesa primitiva…non si è mai posta la domanda su come modularsi, adeguarsi alle esigenze della società del tempo, che peregrina non era, trattandosi dell’impero Romano. Al contrario è stata la società del tempo, l’infallibile Impero Romano che ha rincorso la comunità cristiana…”.
E’ l’irruzione dello Spirito Santo, insomma, ad aver forgiato la differenza cristiana per cui urge nuovamente dare testimonianza al mondo anche nell’agone politico.
Dal libro emerge una sollecitazione che impressiona per passione e per un “ardire” ambizioso di chi è certo che ci sia più che mai bisogno del contributo della sensibilità e della capacità anche della mediazione culturale dei cristiani per un nuovo mondo, per una rivoluzione dello spirito e nello spirito di ciascuno.
Nel testo c’è un richiamo alla coscienza che ne suggerisce la lettura e l’approfondimento. Sarebbe già un primo prezioso passo per un buon agire.
