
Un nuovo ordine mondiale non è imminente, è già in atto, sostituendo il breve periodo unipolare dominato dagli Stati Uniti dopo il 1991.
In un articolo pubblicato su Othernews, John Rennie Short, professore emerito di politiche pubbliche presso l’Università del Maryland, esperto di geopolitica, sostiene che questo cambiamento è il risultato di fattori come l’eccessiva espansione militare americana, il fallimento delle guerre in Iraq e Afghanistan e la crisi finanziaria del 2008.
Il nuovo ordine si presenta come un mondo multipolare con quattro centri di potere: gli Stati Uniti, che rimangono una superpotenza ma con un’influenza in declino; la Cina, un concorrente alla pari che cerca di costruire un ordine globale sinocentrico; la Russia, un attore dirompente che cerca di stabilire una sfera di influenza eurasiatica; e l’Europa, che si sta rimilitarizzando per far fronte alle nuove sfide.
A differenza del passato, il Sud del mondo non è più sotto il controllo delle superpotenze, ma agisce come un gruppo di attori indipendenti che si posizionano tra le grandi potenze.
Tutti i centri di potere affrontano sfide interne simili, come economie stagnanti e invecchiamento della popolazione. Questo panorama globale è in continuo cambiamento e i continui riallineamenti e la gestione delle pressioni interne renderanno i prossimi anni incerti.
