
L’Intelligenza Artificiale (IA) rappresenta una leva fondamentale per affrontare le sfide del mercato del lavoro italiano e il grave squilibrio demografico.
Secondo una ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, la quota di posti di lavoro equivalenti potenzialmente automatizzabili in Italia potrebbe raggiungere il 50% entro il 2033, con un impatto stimato su circa 3,8 milioni di posti di lavoro.
Tuttavia, l’impatto dell’IA deve essere letto alla luce delle previsioni demografiche allarmanti. Entro il 2033, l’Italia dovrà affrontare un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti necessari per sostenere il sistema previdenziale.
Si prevede, infatti, un calo di 2,8 milioni nella popolazione in età lavorativa e un aumento di 2,3 milioni di pensionati.
L’IA è quindi vista come uno strumento necessario per colmare una parte significativa di questo divario, garantendo la sostenibilità del sistema. Affinché questo potenziale si realizzi, è cruciale investire in formazione, tutele per i lavoratori e una equa redistribuzione dei benefici derivanti dall’automazione.
Sul fronte della formazione, sebbene il numero di dottorati in IA sia raddoppiato grazie ai fondi del PNRR, il dato più preoccupante è il flusso migratorio netto negativo delle competenze italiane in IA (-0,18 nel 2023), in netto contrasto con paesi come il Regno Unito (+1,04). Ciò sottolinea l’urgenza di attuare politiche efficaci per trattenere e valorizzare i talenti sul territorio nazionale.
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