
Il nuovo rapporto “Stato dell’Ambiente in Italia 2025” di ISPRA e SNPA lancia un allarme sui progressi climatici ed energetici del Paese.
L’Italia sta correndo più veloce del dato globale in termini di aumento delle temperature: l’anomalia nel 2024 è stata di 1,33∘C rispetto alla media 1991-2020, ben oltre 3∘C rispetto all’era preindustriale.
La crisi climatica è già costata al Paese 135 miliardi di euro in danni da eventi meteo estremi tra il 1980 e il 2023.
Nonostante la gravità della situazione, la decarbonizzazione italiana avanza al rallentatore.
Nel periodo 1990-2023, le emissioni climalteranti italiane sono diminuite del 26,4%, un dato significativamente inferiore al 37% registrato dall’Unione Europea.
L’ISPRA stima che, in base alle politiche attuali, la riduzione delle emissioni entro il 2030 sarà del 42%, insufficiente per raggiungere l’obiettivo europeo del −55% di riduzione netta.
La maggior parte delle emissioni (81,4%) deriva dall’utilizzo di combustibili fossili (anidride carbonica), seguita da metano (11,7%) e protossido di azoto (4,4%).
Anche il passaggio alle energie rinnovabili procede troppo lentamente.
Nel 2023, la quota di consumo da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia era del 19,6%, un incremento di solo 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Per raggiungere l’obiettivo nazionale del 38,7% al 2030 (fissato dalla Direttiva RED III), è necessario un incremento medio annuo di 2,7 punti percentuali.
Ciò significa che il ritmo di crescita dell’energia rinnovabile in Italia dovrebbe essere circa quattro volte superiore rispetto alla media storica.
Il rapporto evidenzia come il lento avanzamento sia in parte dovuto a ostacoli normativi e alla disinformazione, nonostante le rinnovabili siano la strategia più efficace e conveniente per contrastare la crisi.
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