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La Corte dei Conti boccia il ponte sullo Stretto: scontro aperto con il Governo

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La Corte dei Conti ha respinto la decisione del Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) di agosto, che aveva approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, negando il visto di legittimità.

Il Governo, tuttavia, si è detto determinato ad andare avanti con l’opera. La premier Giorgia Meloni ha attaccato duramente la Corte dei Conti, definendo la mancata registrazione “l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”, parlando di “capziosità” nei rilievi.

Il vicepremier e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha definito la bocciatura una “scelta politica e un grave danno per il Paese”, assicurando di voler andare avanti. Anche il vicepremier, Antonio Tajani, si è detto “esterrefatto” dal fatto che sia la magistratura contabile a decidere sulle opere strategiche. Dal canto suo, la leader del PD, Elly Schlein, ha accusato la Meloni di voler “mettersi al di sopra delle leggi e della Costituzione”.

Tra i punti contestati al progetto, dal costo stimato di 13,5 miliardi, figurano le coperture economiche, l’affidabilità delle stime di traffico, la conformità alle normative ambientali e antisismiche, e le regole europee sui costi.

L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha espresso sorpresa, affermando che l’iter è stato svolto nel pieno rispetto delle norme. Il Governo può comunque procedere: in caso di rifiuto di registrazione, può chiedere una deliberazione del Consiglio dei ministri che ritenga l’atto rispondente a interessi pubblici superiori.

In tal caso, la Corte apporrebbe un “visto con riserva”, con successiva segnalazione al Parlamento. Gli oppositori, come il leader di AVS Angelo Bonelli, hanno parlato di “vittoria dello stato di diritto”, sollecitando le dimissioni di Salvini.

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