
Il generale Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega ed eurodeputato, ha scatenato una forte polemica dopo aver pubblicato sui social una “lezione di storia” sul Ventennio fascista, definita come “ripetizioni” per chi studia la storia “nei manuali del Partito Democratico”.
Vannacci ha difeso il suo post affermando che “spesso la verità è scomoda” e che i suoi riferimenti, basati sulla storiografia di Renzo De Felice, sarebbero “poco contestabili”, pur negando di voler esaltare il periodo e definendo il suo testo una mera “cronologia di fatti storicamente avvenuti”.
Il post contesta la vulgata comune su diversi punti chiave, sostenendo che la Marcia su Roma del 1922 non fu un colpo di stato, ma una manifestazione legittimata dal Re. Aggiunge che il primo governo Mussolini fu una coalizione che ottenne un’ampia fiducia parlamentare e che il Fascismo, almeno fino alla metà degli anni Trenta, esercitò il potere all’interno dello Statuto Albertino. Infine, sottolinea che tutte le leggi principali, comprese le leggi razziali del 1938, furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re.
Affermazioni che hanno scatenato durissime reazioni politiche, con il Partito Democratico che ha denunciato un “revisionismo vergognoso” e “oscenità storiche”. A sostegno di Vannacci è intervenuto Caio Mussolini, pronipote del Duce, che ha definito il post “tutto corretto”, rilanciando tesi controverse sulla morte di Giacomo Matteotti e sul ruolo del Duce.
