
di Beatrice Laurenzi
Fino al primo febbraio 2026 le Gallerie d’Italia – Torino ospitano la mostra Jeff Wall. Photographs, dedicata a uno dei protagonisti assoluti della fotografia contemporanea. Curata da David Campany, scrittore, critico d’arte e direttore creativo dell’International Center of Photography di New York, l’esposizione raccoglie ventisette opere che ripercorrono l’intera carriera del fotografo canadese, dal 1980 fino ai lavori più recenti realizzati nel 2023.
Jeff Wall, nato a Vancouver nel 1946, è uno dei più significativi e influenti artisti fotografici oggi in attività. Da oltre quarant’anni si muove tra la messa in scena spettacolare e l’osservazione documentaria, realizzando immagini, spesso di grande formato, che esplorano ogni aspetto della società contemporanea. Egli affronta le principali questioni sociali e politiche, esplorando i modi complessi in cui esse plasmano le nostre vite. Le tematiche legate alla natura, alla guerra, al genere, alla razza e alla classe permeano i suoi quadri: le sue composizioni diventano così veri e propri dispositivi di riflessione, ponendo interrogativi sul modo in cui gli eventi collettivi e le strutture sociali modellano l’esperienza individuale. Queste opere non nascono dall’immediatezza dello scatto, ma da un lungo processo di costruzione che porta l’artista a lavorare con tempi dilatati, componendo vere e proprie scenografie. Il risultato è una fotografia “quasi” documentaria, come la definisce lui stesso: scene che sembrano catturate dal reale, ma che in realtà derivano da una raffinata costruzione concettuale. La sua arte è influenzata dal lavoro di molti grandi fotografi e pittori, ma anche dalla letteratura e dal cinema, in particolare dal neorealismo italiano con il suo alternarsi di vita mondana e dramma.

Numerose opere in mostra rivelano questa profonda relazione: The Thinker riprende in chiave fotografica la celebre scultura di Auguste Rodin, mentre After “Invisible Man” by Ralph Ellison, the Prologue si ispira al romanzo dello scrittore statunitense per affrontare il tema dell’invisibilità sociale. L’intertestualità è parte integrante del linguaggio: Wall cita, trasforma e ricontestualizza opere di Hokusai, Manet, Delacroix, intrecciando riferimenti che ampliano il campo di lettura delle sue fotografie. Le immagini esposte testimoniano la coerenza e la profondità di una ricerca che ha contribuito a ridefinire la fotografia come mezzo concettuale e narrativo.
La selezione include alcuni lightbox, grandi trasparenze retroilluminate ispirate alla pubblicità, accanto a stampe a colori e in bianco e nero. La mostra torinese si inserisce così nel solco delle grandi retrospettive che, in tutto il mondo, sono state dedicate all’artista, offrendo un’occasione per approfondire la complessità di una ricerca ancora in pieno sviluppo.
