
Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso profondo allarme per l’operazione militare condotta dalle forze speciali statunitensi a Caracas, culminata il 3 gennaio 2026 con la cattura del presidente Nicolás Maduro. Guterres ha definito l’azione un “precedente pericoloso”, sottolineando la preoccupante violazione delle norme del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce l’uso della forza contro l’integrità politica degli Stati.
Mentre il presidente Donald Trump, da Mar-a-Lago, ha annunciato che gli Stati Uniti “gestiranno il Venezuela” fino a una transizione sicura e modernizzeranno le infrastrutture petrolifere, l’ONU richiama alla necessità di un dialogo inclusivo.
Anche la presidente dell’Assemblea Generale, Annalena Baerbock, ha ammonito che lo stato di diritto deve prevalere sulla “logica del più forte”, ricordando che l’Articolo 2 della Carta non è opzionale. In risposta all’attacco, che ha causato vittime e danni ancora da quantificare, il Venezuela ha ottenuto la convocazione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza per lunedì (16:00 ora italiana). La richiesta, sostenuta da Russia e Cina, mette al centro la violazione della sovranità nazionale.
Parallelamente, l’Alto Commissario Volker Türk ha sollecitato prove tangibili sull’incolumità di Maduro e sua moglie, avvertendo che eventuali maltrattamenti aggraverebbero la posizione legale degli Stati Uniti.
I membri del Consiglio di Sicurezza che lunedì voteranno sono i 5 permanenti (USA, Russia, Cina, Francia, UK) e i 10 non permanenti: Somalia, Danimarca, Grecia, Pakistan, Panama, Bahrain, Colombia, Lettonia, Liberia e Repubblica Democratica del Congo.
Intanto, fuori dal Palazzo di Vetro, le proteste riflettono la spaccatura globale tra chi celebra la fine della dittatura e chi denuncia un atto di imperialismo energetico. L’esito del confronto di lunedì sarà decisivo per gli equilibri tra le superpotenze e la tenuta delle norme internazionali.
Nel frattempo, l’Alto Commissario Volker Türk ha chiesto massima moderazione per proteggere la popolazione civile. La situazione rimane critica: mentre Washington prepara i processi per narcoterrorismo a New York, la comunità internazionale teme ripercussioni sistemiche sulla stabilità globale e sulla sovranità nazionale.
Il blitz statunitense ha spaccato la comunità internazionale in tre blocchi distinti. Cina, Russia e Iran hanno condannato l’azione come un “atto egemonico” e una violazione della sovranità, con Pechino che si è dichiarata “profondamente scioccata”. In America Latina, il presidente brasiliano Lula ha definito l’operazione un “precedente inaccettabile”, mentre l’argentino Milei ha espresso pieno sostegno, parlando di un passo avanti per la libertà. L’Unione Europea, per bocca di von der Leyen e Kallas, mantiene una linea di cautela: pur sostenendo una transizione democratica, ha richiamato Washington al rispetto del diritto internazionale. L’Italia ha messo al primo posto la sicurezza dei propri connazionali, mentre il Regno Unito ha preso le distanze dall’intervento militare.
