Esteri

Venezuela, l’Europa si spacca: tra realismo politico e difesa del diritto internazionale

• Bookmarks: 7


La situazione in Venezuela è precipitata all’inizio di gennaio 2026, a seguito dell’operazione militare statunitense ordinata da Donald Trump che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. In Italia, la reazione politica è profondamente divisa. Il Governo, attraverso Palazzo Chigi e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha espresso forte preoccupazione per i circa 160.000 connazionali residenti nel Paese, ribadendo il sostegno a una transizione democratica e condannando la repressione del regime di Maduro, ma sottolineando al contempo che l’azione militare non è la strada auspicata per risolvere la crisi. Tajani ha attivato l’Unità di Crisi della Farnesina, monitorando costantemente la sicurezza degli italiani a Caracas.

Dall’opposizione, le critiche all’intervento americano sono state durissime: Elly Schlein (PD) e Giuseppe Conte (M5S) hanno condannato l’attacco di Trump definendolo una violazione del diritto internazionale e un atto di aggressione che rischia di destabilizzare l’intero ordine globale. Matteo Salvini, pur non manifestando “nostalgia per Maduro”, ha invocato la via diplomatica come unico percorso legittimo.

Nel frattempo, le piazze italiane si sono animate: a Genova e in altre città, la numerosa comunità venezuelana è scesa in piazza sventolando bandiere per festeggiare la “fine della dittatura” e chiedere il riconoscimento di María Corina Machado.

Parallelamente, gruppi della sinistra radicale e movimenti come Potere al Popolo hanno organizzato presidi davanti ai consolati USA, protestando contro l’ “imperialismo americano” e chiedendo l’immediata cessazione dei bombardamenti.

Europa divisa su Maduro

Le cancellerie europee hanno reagito all’operazione militare statunitense con un mix di sollievo per la fine del regime di Maduro e profonda preoccupazione per le modalità dell’intervento. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea ha espresso solidarietà al popolo venezuelano auspicando una “transizione pacifica e democratica”, ribadendo con fermezza che ogni soluzione deve rispettare rigorosamente il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.

Kaja Kallas (Alto Rappresentante UE) ha invitato alla “massima moderazione” a tutte le parti, sottolineando che, sebbene Maduro fosse considerato un leader privo di legittimità, l’uso della forza rappresenta un terreno scivoloso per l’ordine globale. La priorità assoluta resta la sicurezza dei cittadini europei nel Paese.

Antonio Costa (Consiglio Europeo) dichiara di seguire gli eventi con “grave preoccupazione”, invocando una immediata de-escalation per evitare una guerra civile.

Ad assumere una posizione più critica, il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot sostenendo che l’operazione USA “viola il principio del non ricorso alla forza” e che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno.

Mentre il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha mantenuto un profilo basso, definendo la valutazione legale dell’intervento “complessa” e chiedendo tempo per consultarsi con gli alleati prima di formulare un giudizio definitivo.

Infine, il Primo Ministro inglese Keir Starmer ha preso le distanze dall’azione militare. Pur non manifestando alcun rimpianto per la caduta di Maduro, ha sottolineato che Londra non è stata coinvolta e che il rispetto della sovranità nazionale rimane un pilastro intoccabile.

Sudamerica, tra sostegno e condanne

Javier Milei, presidente dell’Argentina, attraverso i social ha celebrato l’evento con il suo iconico slogan “La libertà avanza!”, definendo la cattura di Maduro la fine di una “atroce dittatura” e un passo necessario per la democrazia nel continente. Il presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa ha espresso una posizione dura, dichiarando che “è giunta l’ora per tutti i criminali narco-chavisti”, allineandosi alla narrativa statunitense che lega il regime di Caracas al traffico di droga.

Brasile, Colombia, Cile e Cuba a sostegno di Maduro

Luiz Inácio Lula da Silva,il presidente brasiliano haa condannato fermamente l’attacco, definendolo un “precedente inaccettabile” e una violazione della sovranità nazionale. Lula ha paragonato l’azione ai “momenti più bui dell’interferenzialismo statunitense” in America Latina, avvertendo che tali metodi portano solo a “caos e instabilità”.

Anche il presidente della Colombia Gustavo Petro ha reagito con forte allarme, parlando di “attacco al Venezuela” e chiedendo riunioni urgenti dell’ONU e dell’OEA. Oltre alla condanna politica, ha ordinato il pattugliamento dei confini per timore di un’ondata migratoria di massa e di una possibile escalation militare ai confini colombiani.

Pur essendo stato spesso critico verso Maduro, il presidente cileno, Gabriel Boric ha condannato l’uso della forza straniera per imporre cambiamenti politici, dichiarando dichiarato che “imporre la volontà su un Paese terzo è un precedente pericoloso” e che la crisi dovrebbe essere risolta tramite il dialogo e il multilateralismo.

Per il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, l’operazione è un atto di “terrorismo di Stato” contro il popolo venezuelano, schierandosi totalmente a favore del governo chavista.

Leggi anche:

Operazione Venezuela: l’Onu convoca il Consiglio di Sicurezza

7 recommended
bookmark icon