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La giornata del ricordo nell’arte di Roberta Fidanza e la “Rievocazione adriatica”

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L’atto del ricordo è richiamare al cuore qualcosa che lo ha segnato, cicatrici buone o cattive che non si desidera coprire con nessuna cipria miracolosa.  All’opposto il dimenticare attesta un far uscire qualcosa fuori dalla mente così che non ne resti più traccia. A distanza di anni solo nel 2004 è stata istituita la “giornata del ricordo” delle vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

Meglio tardi che mai, così anche quest’anno il tema della tragedia che seguì nelle zone del confine orientale del nostro paese, non ultime, Istria, Fiume e la Dalmazia, torna alla coscienza del dolore del nostro paese per ciò che fu a quell’epoca.

Uno dei modi migliori per non cadere nella retorica delle pur doverose celebrazioni istituzionali è quello di scomodare l’arte, così ad utile soccorso per fare in modo che l’attenzione su quelle vicende non sbiadisca fino a smentirsi.

Sarà per questo che Roberta Fidanzia, la Presidente del Centro Studi Femininum Ingenium, ha pensato bene di costruire un evento culturale dal suggestivo titolo “Rievocazione adriatica”. Cuore pulsante della messinscena è l’opera di Amedeo Colella (1922-1975), poliedrico artista, storico e letterato nato a Pola ed esule a Roma.

Considerato “l’ultimo degli eroi del nostro Risorgimento”, Colella ha trasformato il dolore dello sradicamento in un vero e proprio testamento spirituale e politico. Attraverso le sue parole, lo spettacolo rievoca il dramma di circa 350.000 italiani che, a seguito del Trattato di Parigi del 1947, scelsero la via dell’esilio per mantenere la propria identità, lingua e libertà.

Lo spettacolo è un viaggio narrativo e musicale, che attraverso l’allegoria storica de “La Cacciata dei Castropola” — opera di Colella ambientata nella Pola del XIV secolo —, rappresenta la lotta contro l’oppressione e la tragedia delle foibe, dove l’odio colpì centinaia di vittime colpevoli solo di amare l’Italia. Il racconto è segnato dal dolore dell’abbandono e dalle difficili accoglienze in patria, ma chiuso da una vibrante speranza di riscatto e di amore per una terra che resta, nell’anima, “disperatamente Italia”.

In scena ci sarà una interprete di eccezionale bravura artistica, Fatima Scialdone che darà voce al “Presente” facendo da contrappunto al “Passato” incarnato dal talentuoso Carlo Del Giudice mentre il prologo è affidato alla capacità di Mary Rinaldi. Lo spettacolo si avvarrà anche del contributo della componente musicale affidata alla voce del soprano Maria Tomassi, interprete di caratura superiore che infonderà una carica emotiva travolgente a brani iconici come “Le campane di San Giusto”, “Oh Signore dal tetto natio” e la celestiale “La Vergine degli Angeli”. La sua maestria tecnica e interpretativa rappresenterà uno dei pilastri dell’opera, elevando ogni intervento musicale a un momento di pura eccellenza artistica.

La direzione musicale è affidata alla sapiente guida di Domenico Maglioni, che dirigerà il Coro «Note Vive» in esecuzioni solenni di capolavori verdiani come il “Va’ pensiero” e “L’esule”, garantendo un impatto sonoro di rara potenza. L’accompagnamento al pianoforte di Fabio Montani rifinirà l’opera con accenti di enfasi e drammaticità, rendendo ogni passaggio narrativo un’esperienza sensoriale completa e indimenticabile.

Si può dire con certezza che ancora una volta Roberta Fidanzia farà centro con una iniziativa tra le poche, per una celebrazione storica, che muoverà il respiro fino alla commozione.

L’evento si terrà sabato 14, alle ore 17,30 presso il Teatro Sammarco che è singolarmente in Piazza Giuliani e Dalmati. Anche nella sensibile cura di questo particolare si dimostra la sapienza emotiva di Roberta Fidanzia a cui tutti dobbiamo il nostro grazie.

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