
Il saggio di Eleonora Voltolina “Crescere Expart. Famiglie italiane in giro per il mondo” (Tau Editrice) scatta una fotografia nitida su un’Italia che si sposta: quella delle donne. Se un tempo l’emigrazione femminile era legata ai ricongiungimenti, oggi è mossa da autonomia e carriera.
I dati sono emblematici: le donne rappresentano il 46,2% dei flussi in uscita, diventando addirittura la maggioranza (50,5%) tra i laureati. Il libro, arricchito da una ricerca su oltre 1.200 genitori condotta con Fondazione Migrantes, esplora cosa significhi mettere su famiglia lontano dalle radici.
Attraverso trenta storie di vita, l’autrice mostra come l’estero offra un “ecosistema amico”: il 75% degli intervistati ritiene che crescere figli fuori dai confini sia più semplice. Il confronto con l’Italia è impietoso su due fronti: il welfare e la cultura della cura. Mentre in Italia il congedo di paternità è di soli 10 giorni, in Paesi come la Spagna o la Scandinavia si punta alla parità, permettendo una reale divisione dei compiti. Anche il peso economico è differente: se in Italia le famiglie spendono circa 1.250 euro l’anno per il corredo scolastico, in quasi metà delle scuole estere i materiali sono forniti gratuitamente.
Il volume affronta anche il tema dell’identità: i figli degli expat crescono bilingui e con un senso di appartenenza fluido, sentendosi cittadini del mondo ma mantenendo un legame con l’italianità, spesso riscoperta dai genitori proprio attraverso la nascita dei bambini. “Crescere expat” non è solo un racconto di chi è partito, ma un monito per chi resta: per contrastare l’inverno demografico, l’Italia deve imparare che la genitorialità non si incentiva a parole, ma si sostiene con servizi, parità di genere e investimenti strutturali.
