Società

Giovani e lavoro: l’Italia tra declino demografico e fuga di cervelli

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Il “Rapporto di previsione Primavera 2026” di Confindustria delinea un quadro critico per il futuro del capitale umano in Italia. Tra il 2019 e il 2023, oltre 190 mila italiani hanno lasciato il Paese e più della metà di questi sono laureati, segnale di un’emigrazione ormai strutturale. Questo fenomeno si inserisce in un contesto di forte inverno demografico: la quota di giovani tra i 15 e i 34 anni è crollata dal 25% del 2005 al 20,6% attuale, con una previsione di ulteriore calo.

Nonostante la scarsità di giovani, l’Italia fatica a valorizzarli: nella fascia 15-24 anni lavora solo il 19,7%, una cifra lontana dal 50% della Germania. Il rapporto evidenzia il fallimento delle politiche basate solo su incentivi e sgravi fiscali, che riducono i costi per le imprese ma non risolvono il “mismatch” tra competenze scolastiche e richieste del mercato.

Per invertire la rotta, Confindustria sollecita una strategia di lungo periodo che superi i bonus temporanei. Sono necessari interventi strutturali: riforma dei percorsi formativi, inserimento lavorativo anticipato durante gli studi, sostegno al reddito e politiche di welfare attivo. Solo valorizzando e trattenendo i talenti, l’Italia potrà rafforzare la propria capacità innovativa e garantire lo sviluppo economico futuro, trasformando la gestione del capitale umano in una vera leva di politica industriale.

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