
La crisi in Medio Oriente ha spinto l’Europa a riesumare lo spettro dell’austerity energetica, una condizione che il Commissario Dan Jørgensen definisce “molto grave” e destinata a non risolversi rapidamente, anche in caso di tregua immediata. Con un aggravio di 14 miliardi di euro in soli 30 giorni e rincari fino al 70% per il gas, l’obiettivo primario è diventato il taglio drastico della domanda, superando la logica della semplice gestione dell’offerta.
Il piano di riduzione della domanda, pur essendo ancora su base volontaria, si concentra strategicamente sul settore dei trasporti e dei carburanti, con indicazioni specifiche che potrebbero cambiare le abitudini quotidiane:
Mobilità: Incentivi al trasporto pubblico e al car sharing, uniti alla proposta di limitare i voli a corto raggio e valutare l’abbassamento dei limiti di velocità.
Lavoro: Un ritorno deciso allo smart working e al lavoro da remoto per abbattere il consumo di carburante legato agli spostamenti casa-ufficio.
Efficienza industriale: Invito a rinviare le manutenzioni non urgenti delle raffinerie e a incrementare l’uso di biocarburanti per ridurre la pressione sui mercati fossili.
L’integrazione tra le misure di emergenza e la strategia a lungo termine è netta: Bruxelles punta a proteggere famiglie e imprese attraverso un pacchetto di aiuti imminente, ma ribadisce che l’unica via d’uscita strutturale è l’accelerazione sulle rinnovabili.
