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Dal colpo di stato del 1953 a oggi: Jeffrey Sachs spiega la guerra infinita degli Stati Uniti contro l’Iran

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Di Joshua Scheer* – SheerPost

Jeffrey Sachs non alza la voce, non ne ha bisogno. In questa ampia conversazione con Tucker Carlson, Sachs espone una devastante accusa, basata su solide fondamenta storiche, alla politica estera statunitense, alla “minaccia iraniana” creata ad arte e alla decennale fusione tra l’impero americano e le ambizioni regionali di Israele. Ciò che emerge non è un’opinione superficiale, ma una fredda e clinica autopsia di una macchina da guerra che è sfuggita al controllo democratico.

Dal colpo di stato del 1953 all’attuale blocco dello Stretto di Hormuz, Sachs ripercorre come l’ossessione di Washington per il dominio – e la ricerca da parte di Israele di una supremazia militare permanente – abbiano spinto il mondo sull’orlo di un conflitto che potrebbe far collassare l’economia globale in poche settimane. Smantella la narrativa sulle armi nucleari, smaschera la dipendenza bipartisan dalle sanzioni e dalla guerra occulta e avverte che gli Stati Uniti sono ora intrappolati in una crisi da loro stessi creata.

Questa è una delle interviste più chiare e schiette di Sachs fino ad oggi: una mappa di come siamo arrivati ​​a questo punto e un monito su ciò che accadrà se gli “adulti” non prenderanno in mano le redini della situazione.

Jeffrey Sachs avverte: la strada intrapresa dagli Stati Uniti e da Israele verso la guerra in Iran sta conducendo il mondo al collasso economico e politico.

Jeffrey Sachs ha trascorso decenni a consigliare i governi, a studiare lo sviluppo e ad assistere all’ascesa e alla caduta degli imperi. Nella sua ultima intervista, lancia un messaggio inequivocabile: gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo il mondo verso un catastrofico confronto con l’Iran, e il tempo per evitare il disastro si sta esaurendo rapidamente.

Una crisi globale innescata da un evento artificiale

Sachs sostiene che l’attuale crisi non sia un caso fortuito, bensì la prevedibile conseguenza di decenni di interferenze statunitensi in Iran, a partire dal colpo di stato del 1953 orchestrato dalla CIA e dall’MI6 che rovesciò il primo ministro iraniano eletto democraticamente. Quel singolo atto – il furto della sovranità e del petrolio dell’Iran – ha gettato le basi per 70 anni di ostilità, sanzioni, guerre per procura e fantasie di cambio di regime.

Secondo Sachs, l’attuale escalation è dovuta meno al comportamento iraniano che al rifiuto di Washington di accettare che l’Iran sia sfuggito al controllo statunitense nel 1979. La “minaccia iraniana”, afferma, è una costruzione propagandistica, un modo per giustificare una pressione incessante su un Paese che non ha invaso un’altra nazione da oltre un secolo.

Lo Stretto di Hormuz: un punto critico per l’economia mondiale

Sachs avverte che la chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza diretta dell’escalation del conflitto, ha già innescato un’emergenza economica globale. Petrolio, gas, fertilizzanti, prodotti petrolchimici e metalli transitano attraverso questo stretto canale. Con il suo blocco, l’economia mondiale è in subbuglio e il tempo stringe.

La via d’uscita esiste, insiste Sachs: la de-escalation, la diplomazia e la riapertura dello stretto. Ma richiede maturità politica, una qualità che, a suo dire, scarseggia sia a Washington che a Gerusalemme.

L’agenda parallela di Israele: il dominio regionale a qualsiasi costo

Sachs traccia una netta distinzione tra le motivazioni degli Stati Uniti e quelle di Israele. Per Washington, l’Iran rappresenta una ribellione contro l’impero americano. Per Israele, l’Iran è l’ultimo grande ostacolo al pieno dominio militare in Medio Oriente e Nord Africa.

Sostiene che la leadership politica israeliana, appoggiata da una potente lobby statunitense, abbia a lungo cercato di neutralizzare l’Iran non per timori legati al nucleare, bensì perché l’Iran si oppone all’egemonia israeliana. Questo, secondo Sachs, è il vero motore della spinta verso lo scontro.

La menzogna nucleare

Uno dei punti più incisivi sollevati da Sachs è lo smantellamento della narrativa nucleare. Le agenzie di intelligence statunitensi hanno ripetutamente affermato che l’Iran non sta perseguendo lo sviluppo di armi nucleari. L’Iran ha cercato di instaurare quadri di monitoraggio e conformità internazionali, tra cui il JCPOA, salvo poi vedere gli Stati Uniti sabotare i propri accordi sotto la pressione di forze politiche interne allineate con Israele.

Definendo la retorica nucleare “orwelliana”, Sachs sostiene che il vero obiettivo sia il cambio di regime, non la non proliferazione.

Una guerra che avrebbe cambiato il mondo in poche settimane

Sachs avverte che un attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran non sarebbe un attacco limitato. Scatenerebbe una guerra regionale, distruggerebbe le infrastrutture in tutto il Golfo e farebbe precipitare l’economia globale nel caos. Nel giro di poche settimane, afferma, il mondo apparirebbe “profondamente danneggiato”, con il rischio di un’escalation verso un conflitto globale.

Non si tratta di un’iperbole, insiste Sachs, bensì della logica conseguenza dell’attuale traiettoria.

La vera domanda è: chi sta guidando la politica statunitense?

Nel corso dell’intervista, Sachs torna più volte su un tema centrale: l’assenza di controllo democratico sulla politica estera statunitense. Le decisioni di guerra e di pace sono plasmate dalle lobby, dalla vanità politica e dai riflessi imperialisti, non dagli interessi del popolo americano.

Il risultato è un governo che non serve più i suoi cittadini, una classe politica al riparo dalle conseguenze e un apparato di politica estera che considera la stabilità globale un danno collaterale.

Un ultimo avvertimento

Il messaggio di Sachs è chiaro: Stati Uniti e Israele stanno giocando con forze che non possono controllare. Il mondo si trova a un bivio – diplomazia o disastro – e coloro che prendono le decisioni sono i meno preparati a scegliere con saggezza.

Per gli americani, la posta in gioco non è astratta. Sachs sostiene che i costi economici, politici e morali di questo conflitto ricadranno interamente sulla collettività, non sui leader che hanno contribuito a crearlo.

Trascrizione completa: https://www.jeffsachs.org/interviewsandmedia/4j7a9fkfd3arypywwfmfx37c7x9tff 

Guarda il video: https://www.youtube.com/watch?v=sFow6dOMfgQ 

Jeffrey Sachs è professore universitario e direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile presso la Columbia University, dove ha diretto l’Earth Institute dal 2002 al 2016. È inoltre presidente della Rete delle Nazioni Unite per le Soluzioni di Sviluppo Sostenibile (SDSN) e commissario della Commissione delle Nazioni Unite per la Banda Larga per lo Sviluppo.  

Fonte: other-news

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