
Il Rapporto Censis sulla comunicazione, intitolato L’informazione nel mirino sui dati del 2025, presentato il 28 aprile 2026, all’Accademia nazionale di San Luca, a Roma, presenta una fotografia preoccupante sul modo in cui gli italiani s’informano. Cresce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ed emergono nuovi format come i video brevi e i meme. Un’indagine condotta su un campione di 1200 individui, suddivisa per sesso, età, area geografica in una fascia di età compresa tra i 14 e gli 80 anni.
L’indagine ha rivelato un crollo di fiducia da parte degli italiani nei confronti dei media, per cui emerge che un 31,5% degli intervistati ritiene che l’informazione sia condizionata, un 21,7% inattendibile e un 16,8% ideologica. Ecco perché un 66,4% tende sempre più a verificare la veridicità delle notizie dei media più diffusi mentre in 59,4% cerca addirittura di non usarli per informarsi e un 58% individua nei media tradizionali interpretazioni ideologiche.
Per quanto riguarda gli argomenti, il 60,6% s’informa su notizie che spesso non vengono trattate dai media mainstream e circa il 49,1% dichiara di selezionare autori e temi specifici e infine un 52,2% usa i social per trovare opinioni e analisi indipendenti.
Da un punto di vista delle utenze, il 93,2% continua ad informarsi tramite la tv, mentre la radio resta stabile al 78,4%. Internet resta stabile al 90,4% mentre i cartacei hanno raggiunto un picco minimo con un solo 21% degli intervistati che hanno dichiarato di consultare i giornali.
Le prime tre fonti di informazione più utilizzate sono stabili : i tg sono visti dal 43,9% degli italiani, Facebook usato dal 33,1% e i motori di ricerca dal 23,2% (la domanda è relativa ai mezzi usati negli ultimi 7 giorni).
Tra le novità, i reel sono una fonte d’informazione per sette italiani su dieci, tra i quali un 18,6% ritiene che siano più immediati, il 13,1% più coinvolgenti, il 9,8% più accessibili e l’8,2% complementari ai media tradizionali. Anche i meme fanno il loro ingresso nel settore coinvolgendo il 22,6% di chi sta sui social (il 31,1% degli under 30) che dichiara di aver scoperto una notizia grazie a questo format.
Anche se emerge scetticismo nei riguardi dell’IA per la maggioranza degli italiani (il 61,6%) tra i quali il 38,4% è sfavorevole al suo utilizzo, un 30,1% si dichiara favorevole sotto controllo umano. Gli sfavorevoli all’IA temono il rischio di fake news (34,8%) mente il 26,8% continua a ritenere la produzione umana un valore.
I dati sollevano numerosi interrogativi sulla qualità dell’informazione. La giornalista e massmediologa Alice Oliveri, ha evidenziato come i reel “richiedono sintetizzazione e semplificazione” senza approfondimento mentre i meme come fonti informative “tendono più a confermare che a cambiare, validando opinioni già presenti”.
“L’informazione costa”, ha commentato Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, “costa pagare giornalisti, strutture, impianti. Quello a cui stiamo assistendo è una crescita al ribasso” con l’uso di IA e “bassi contratti dei giornalisti. Dovremmo investire di più (…) Il rischio è di appiattirci, adeguarci a meme o reel, che hanno poco costo”.
Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti ha invece portato l’accento sulla qualità dell’informazione: “L’indagine del Censis racconta di un’Italia, dal punto di vista informativo, sempre più polarizzata, sempre più divisa, peraltro l’ informazione mainstream ha sempre riguardato alcuni milioni di italiani ma è una ristretta elite che poi ha condizionato il punto di vista di tutta la cittadinanza adesso questa tendenza si sta estremizzando ancora di più tra chi può e vuole acquistare informazione equilibrata”.
Un quadro preoccupante tanto più se si considerano i dati del Rapporto OCSE sulle competenze degli adulti per il 2023, ( Survey of Adult Skills) sugli individui tra i 16 e i 65 anni. Secondo questo indagine, l’Italia sarebbe un paese di analfabeti funzionali tra gli ultimi posti nella classifica dei 31 paesi dell’organizzazione in tre ambiti: sulla literacy, ovvero le competenze in lettura e comprensione di testi scritti, quella sulla numeracy, la competenza di calcolo, e quella sul problem solving, la capacità di risolvere problemi.
