La Cina afferma che l’azione globale per il clima continuerà nonostante l’uscita degli Stati Uniti.

A cura di Sana Khan — Diplomazia moderna
La Cina ha affermato che gli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico continueranno nonostante il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, mentre i governi si preparano ai negoziati sul clima delle Nazioni Unite di quest’anno senza la più grande economia del mondo.
Queste dichiarazioni giungono in un contesto di crescente preoccupazione circa la capacità della cooperazione internazionale sul clima di mantenere lo slancio acquisito dopo la decisione del presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo storico.
La Cina difende gli sforzi multilaterali sul clima
Intervenendo a una conferenza internazionale sul clima co-organizzata da Cina, Unione Europea e Canada, il ministro dell’Ambiente cinese Huang Runqiu ha affermato che la cooperazione globale sul clima proseguirà indipendentemente dalla partecipazione dei singoli Paesi. Ha descritto la transizione globale verso uno sviluppo a basse emissioni di carbonio come irreversibile e ha sostenuto che i negoziati internazionali sul clima non rallenteranno a causa dell’assenza di una singola nazione.
Il ritiro degli Stati Uniti ridefinisce la diplomazia climatica
A gennaio, Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, segnando una svolta epocale nella politica climatica globale. Questa decisione ha escluso la più grande economia mondiale dal principale quadro internazionale volto a limitare il riscaldamento globale, sollevando preoccupazioni in merito ai finanziamenti, alla riduzione delle emissioni e alla più ampia cooperazione internazionale.
Tuttavia, nessun altro Paese ha seguito l’esempio degli Stati Uniti nell’abbandonare l’accordo, consentendo così al quadro globale sul clima di rimanere intatto.
Cina ed Europa cercano un terreno comune
L’incontro sul clima ha messo in luce gli sforzi compiuti da Cina, Unione Europea e Canada per mantenere lo slancio in vista dei prossimi negoziati delle Nazioni Unite. La cooperazione si svolge nonostante le continue tensioni commerciali tra Pechino e Bruxelles, comprese le controversie sul predominio cinese nelle filiere di approvvigionamento di energie pulite, come i pannelli solari e le tecnologie per i veicoli elettrici.
La politica climatica rimane uno dei pochi settori principali in cui Cina ed Europa continuano a perseguire obiettivi comuni, nonostante i più ampi disaccordi geopolitici.
La guerra con l’Iran rafforza il dibattito sulla sicurezza energetica
La Cina ha sostenuto che la recente guerra con l’Iran ha rafforzato la necessità di accelerare la transizione energetica globale. Il conflitto ha interrotto le forniture globali di petrolio e gas e ha messo in luce la vulnerabilità delle economie fortemente dipendenti dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare quelle che si affidano ai trasporti di energia attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo i funzionari cinesi, la crisi ha dimostrato come le energie rinnovabili e l’elettrificazione possano migliorare sia i risultati in termini di lotta al cambiamento climatico sia la sicurezza energetica.
Risposte energetiche miste alla crisi
L’impatto della guerra con l’Iran sulle politiche energetiche è variato da paese a paese. Alcune nazioni hanno accelerato l’adozione di veicoli elettrici e tecnologie per le energie rinnovabili in risposta all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e alle preoccupazioni relative all’approvvigionamento. Il Pakistan, ad esempio, ha registrato una maggiore domanda di veicoli elettrici dall’inizio del conflitto.
Allo stesso tempo, altri paesi hanno incrementato la produzione di energia elettrica da carbone e petrolio per compensare le interruzioni nelle forniture di gas naturale, evidenziando le difficoltà di conciliare la sicurezza energetica con gli obiettivi climatici.
Il ruolo centrale della Cina nella transizione climatica
La Cina occupa una posizione unica nel dibattito globale sul clima. Il Paese rimane il maggiore emettitore di anidride carbonica al mondo e consuma più carbone di qualsiasi altra nazione. Tuttavia, è anche il maggiore investitore al mondo nelle energie rinnovabili ed è all’avanguardia nella diffusione globale dell’energia solare, eolica e dei veicoli elettrici.
Questo duplice ruolo rende la Cina sia un importante fattore che contribuisce alle emissioni globali, sia un motore centrale della transizione verso l’energia pulita.
Cosa succede dopo?
L’attenzione si sposta ora sul prossimo ciclo di negoziati sul clima delle Nazioni Unite, in cui i paesi cercheranno di portare avanti gli impegni di riduzione delle emissioni e i piani di finanziamento per il clima senza la partecipazione degli Stati Uniti. La Cina, l’Unione Europea e altre grandi economie dovrebbero impegnarsi per la continua attuazione degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, dimostrando al contempo che la cooperazione internazionale sul clima può proseguire nonostante le divisioni geopolitiche.
Il messaggio della Cina riflette un più ampio sforzo volto a posizionarsi come principale difensore della cooperazione internazionale sul clima in seguito al ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi. Sottolineando che l’azione per il clima proseguirà anche senza Washington, Pechino cerca di rassicurare governi e investitori sul fatto che la transizione globale verso energie più pulite rimane sulla giusta strada.
La guerra con l’Iran ha inaspettatamente rafforzato questa tesi. L’interruzione delle forniture di petrolio e gas ha ricordato ai responsabili politici che la sicurezza energetica e le politiche climatiche sono sempre più interconnesse. Per molti paesi, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili importati è ora vista non solo come un obiettivo ambientale, ma anche come una necessità strategica ed economica.
Tuttavia, il percorso da seguire rimane disomogeneo. Mentre alcune nazioni stanno accelerando gli investimenti in veicoli elettrici ed energie rinnovabili, altre continuano a dipendere da carbone e petrolio per far fronte alle immediate carenze energetiche. Ciò evidenzia una sfida fondamentale per la diplomazia climatica: mantenere gli obiettivi di decarbonizzazione a lungo termine affrontando al contempo le problematiche di sicurezza energetica a breve termine.
L’assenza degli Stati Uniti complicherà indubbiamente i negoziati globali sul clima, soprattutto in materia di finanziamenti e riduzione delle emissioni. Tuttavia, le dichiarazioni della Cina suggeriscono che altre grandi economie sono determinate a impedire che il ritiro di Washington comprometta l’agenda climatica nel suo complesso. Il successo di questo sforzo dipenderà in larga misura dalla capacità dei Paesi di tradurre gli impegni politici in azioni concrete durante la prossima fase dei colloqui internazionali sul clima.
Redattore di notizie presso Modern Diplomacy.
Fonte: other-news.info
