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Tra il 1400 ed il 1700, all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, in Veneto e Friuli sorsero più di 4000 ville, tra laghi, lagune e attraverso la pianura, fino all’arco alpino.
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Tra il 1400 ed il 1700, all’epoca della Serenissima Repubblica di Venezia, in Veneto e Friuli sorsero più di 4000 ville, tra laghi, lagune e attraverso la pianura, fino all’arco alpino.
La Villa Veneta è una tipologia di residenza patrizia sviluppata su aree agricole, quando nacque il grande interesse dell’aristocrazia veneta per i possedimenti fondiari, sui quali furono concentrati molti investimenti economici. In queste costruzioni si poteva riscontrare la grandiosità della residenza signorile, unita alla praticità di edifici necessari alla gestione della tenuta circostante, vero centro produttivo e fonte dell’effettivo reddito della famiglia.

Tale sviluppo poté avvenire grazie alle fortune mercantili accumulate dai veneziani attraverso scambi commerciali con le Fiandre ed il Mar Baltico, commercio fiorente fino all’apertura di nuove rotte atlantiche da parte di potenze straniere. In quel momento il veneto sentì la necessità di tornare alla terraferma e alla campagna, dove decise di stabilire la propria residenza, almeno per molti mesi dell’anno. Per questo motivo furono costruite ville di prestigio e, con il trascorrere del tempo, possedere una casa in campagna divenne di gran moda. Su queste dimore furono investiti ingenti capitali e nulla avevano da invidiare ai lussuosi palazzi di città. Furono infatti arricchite con elementi stilistici tipici dell’architettura urbana, fino ad arrivare intorno al 1500, alle Ville Palladiane (dal nome dell’architetto Andrea Palladio), in cui il modello urbano e quello rurale innestavano un interscambio culturale che si protrasse nei secoli. La reputazione di questo artista si diffuse rapidamente tra gli aristocratici ed esponenti della borghesia veneta che fecero a gara per commissionargli la propria villa. Nella sola Vicenza ancora oggi se ne possono ammirare 24.

La “venezianità” venne così trasportata nelle eleganti abitazioni di terraferma e l’amore per la pianura ma, soprattutto, per la collina, influenzarono l’arte cinquecentesca, come testimoniato dalle opere di Giorgione, capofila della scuola veneta di pittura del ‘500, il quale ebbe molto impatto sul più giovane Tiziano, artista innovativo e poliedrico, maestro con Giorgione del colore tonale.
Vasti giardini, ricchi di alberi e piante esotiche, di siepi potate a disegno, interrotte qua e là da zampillanti fontane, facevano da corona alle lussuose dimore che i ricchi proprietari ostentavano, imitando regge e castelli, spendendo spesso tutto il patrimonio familiare per primeggiare in eleganza ed opulenza.
La parte centrale della villa, la più elaborata ed ornata, era la residenza dei padroni, dove venivano ricevuti amici e parenti. Questa zona era priva di cucine che si trovavano sulle “barchesse”, abitazioni dei contadini, stalle e rustici per gli attrezzi.
Tra le tante ville, tutte bellissime, ne ricordiamo solo alcune, con il proposito di parlare più dettagliatamente di qualcuna, nelle prossime edizioni : Villa Barbaro, Villa Foscari, Villa Malvolti, Villa Emo, Villa Contarini, Villa Manin, Villa Sandi-Zasso.
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::autore_::di Luisanna Tuti::/autore_:: ::cck::1940::/cck::
