Esteri

Siria: una crisi globale

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caccia F-16, foto di National Interests, creative commons

La crisi siriana ha compiuto un pericoloso salto di qualità. L’abbattimento del caccia israeliano da parte delle forze lealiste sponsorizzate da Mosca rischia di far precipitare il conflitto in una dimensione internazionale.

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L’abbattimento di un caccia F-16 israeliano da parte della contraerea dell’esercito di Assad, ha fatto compiere un pericoloso salto di qualità al conflitto che da otto anni si combatte in Siria. Se infatti, finora, la guerra civile aveva interessato le varie fazioni che dal 2011 si contendono in potere, con il solo coinvolgimento diretto dell’esercito di Mosca e operazioni oltre confine da parte di quello turco, il possibile intervento di Tel Aviv, nello scenario bellico siriano, segnerebbe uno spartiacque in grado di porre l’una di fronte all’altra le due grandi potenze globali: Stati Uniti e Russia. Difficilmente infatti Washington potrebbe sottrarsi ad un coinvolgimento diretto al fianco del suo miglior alleato nella regione, Israele, se quest’ultimo decidesse di regolare una volta per tutte i conti con il regime di Assad ed i suoi sostenitori internazionali.

Uno scenario da brivido che sta mettendo a dura prova le diplomazie dei paesi coinvolti, in primis la Russia, che dopo aver annunciato un graduale ritiro dalle ostilità, si trova di nuovo in prima fila nelle operazioni belliche. Oltre l’abbattimento di un proprio caccia da combattimento nella regione di Idlib, nel nord del paese, Mosca si trova direttamente impelagata nella vicenda della caduta del velivolo israeliano.

Come ha scritto uno dei maggiori quotidiani della Stato Ebraico Haaretz, “il drone iraniano sconfinato in territorio israeliano (e causa della reazione dei caccia F-16), è decollato da una base sotto il controllo russo, i soldati siriani sono addestrati da Mosca e hanno sparato contro il nostro jet missili di fabbricazione russa”. Un casus belli destinato ad incidere profondamente nella nuova fase del conflitto che si combatte in Siria.

Il vero obiettivo dell’ira israeliana è però Teheran che continua a rifornire di armi e nuove tecnologie il regime di Assad e soprattutto le formazioni Hizbollah libanesi. “Stanno scherzando col fuoco” hanno ammonito i vertici di Tsahal, consapevoli che le armi in dotazioni alle milizie sciite che controllano il sud del Libano, sono in grado di colpire, con una notevole potenza di fuoco, le città israeliane nel nord del paese. Per questo, nonostante Tel Aviv si dica preoccupata per il rischio di un’escalation nella regione, ma attenta solo a proteggere i propri confini, i piano d’attacco dell’esercito con la Stella di Davide, sono al vaglio del Governo e della Stato Maggiore, che hanno indetto un gabinetto speciale per approfondire la situazione. La Siria e soprattutto il Libano potrebbero diventare presto il teatro di guerra di un conflitto dalle proporzioni gravissime che vedrebbe inevitabilmente coinvolti i due grandi sponsor internazionali dei due paesi.

A margine di questo clima infuocato c’è anche una vicenda che riguarda direttamente il nostro paese. A poche leghe dalle coste di Cipro una piattaforma dell‘ENI, destinata a perforazioni sotto i mari del Mediterraneo Orientale, è stata fermata da navi della marina turca. Come pretesto per il gesto, Ankara, ha affermato che nell’area erano in corso manovre militari, ma la partita è molto più grande. Nelle acque a sud di Cipro sono state trovati enormi giacimenti di gas naturale, un boccone che fa gola a diversi paesi: Cipro stessa ma anche Turchia ed Egitto. L’operazione navale turca dunque è destinata ad incrementare ancor di più la tensione in una zona già fortemente connotata da conflitti ed ostilità di ogni genere.

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::autore_::di Diego Grazioli::/autore_:: ::cck::2464::/cck::

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