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Al giorno d’oggi in politica assistiamo ad un disfacimento del tessuto politico molto più rapido di quanto non accadeva in passato: e quindi sembra importante rigenerarlo rapidamente
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Quanto sta accadendo nel panorama politico europeo appare avvalorare la tesi secondo cui al giorno d’oggi avviene un disfacimento del tessuto politico molto più rapido di quanto non accadesse in passato.
Prima di passare ad uno studio accurato del fenomeno sarebbe interessante formulare qualche considerazione preliminare ad una tesi che, anche soltanto empiricamente, intendiamo sostenere.
Uno studio potrebbe fare al caso nostro se ci orientassimo su una figura ben caratterizzata. Tranquilli, non ci riferiamo al Matteo Salvini, per quanto interessante possa apparire a prima vista. Né ci riferiamo a Carneade, di cui ci siamo occupati nell’edizione di italiani.net di questo 24 ottobre. Ci proponiamo di comprendere invece, se il modello Macron possa costituire un punto di riferimento utile a ricevere insegnamenti dai commenti della stampa.
Immediatamente ci viene in mente Angela Merkel e subito la stampa odierna ci propone un periodo della sua politica che vede scorrere italici leader politici da Berlusconi a Conte, passando per altri 5 Presidenti.
Mentre la storia sancisce, per lo meno apparentemente, la conclusione della vita politica della Merkel, almeno su un versante, non altrettanto accade per gli affari multilaterali. La Merkel non è riuscita ad assistere alla conquista, da parte della Germania, di un seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e, per favore, non venite a dirmi che si tratta soltanto di un incarico formale: sarebbe da scommetterci sulla possibilità di una diversa gestione della crisi libica!
I tentativi effettuati senza successo, per ora, di scalare un seggio al Consiglio di Sicurezza potrebbero alterare gli equilibri che si sono consolidati. La stessa mancanza (apparente) di iniziative ci riconduce agli ultimi tentativi messi in atto dai tedeschi per rivedere una possibilità di riequilibrio sullo scacchiere internazionale.
Un riequilibrio che non sembra necessario agli occhi di un Paese che presume di bloccare 70mila poveri disgraziati, con 5mila bambini, alla vigilia delle elezioni Usa di MidTerm, ma che si riproporrà sotto altra luce una volta allontanato il rischio incombente.
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::autore_::di Giorgio Castore::/autore_:: ::cck::2877::/cck::
